Un altro
nome di punta della nostra cara country music ci ha lasciato. Inutile dire che
ogni volta per noi grandi appassionati è come perdere un amico, una persona
cara a cui magari inconsciamente ci siamo sempre sentiti legati.
Quando
poi si tratta di un personaggio del calibro di Chet Atkins, il vuoto sembra
ancora più grande, incolmabile.
Difficile
in poche righe ricordare il ruolo che questo musicista del Tennessee ha avuto
nella storia della musica dal 1950 quando si trasferì a Nashville, fino a pochi
mesi prima della morte.
Chitarrista,
autore, manager e produttore, Atkins ha influenzato tutto e tutti reinventando
stili e suoni della tradizione country americana, creando un sound che
caratterizzò gli anni ’70 rigenerando un genere musicale che sembrava ormai
entrato in una crisi irreversibile.
Produsse
dischi di grande successo per Waylon Jennings, Perry Como, Hank Snow, diede il
via alle carriere di Jerry Reed, Jim Reeves, Hank Locklin e moltissimi altri
oltre a segnare le classifiche con hits proprie divenute veri classici come Yakety
Axe (1965), Teensville (1960), One Mint Julep (1960).
E poi
c’era la sua chitarra, il suo finger picking che ha influenzato generazioni di
chitarristi non solo legati alla country music ma esponenti dei generi più
diversi come Gorge Benson, Steve Lukather e Mark Knoplfer con cui incise nel
1991 il disco Neck And Neck, meraviglioso incontro tra allievo e maestro
ma soprattutto ulteriore dimostrazione della sempre in evoluzione vena
artistica di Chet.
La sua
versatilità ha tutt’oggi pochi eguali, seppe magistralmente mescolare e
sperimentare sonorità diverse come il country, pop, jazz (partecipò al Newport
Jazz Festival) e la classica (suonò come solista con la Atlanta Symphony
Orchestra). Chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino artistico con
il suo lo ha definito come un gentiluomo dal carattere esemplare aperto a ogni
nuova esperienza.
Nel 1973
divenne il più giovane indotto della Country Music Hall Of Fame.
Martedì 3
Luglio la comunità artistica di Nashville gli ha tributato l’addio dovuto ai
grandi con una cerimonia al Ryman Auditorium di Nashville dove i suoi 'allievi'
ed amici Steve Wariner, Ray Stevens,Vince Gill, Harlan Howard, Porter Wagoner,
Les Paul, Jerry Reed, Don e Phil Everly, Dolly Parton, Charley Pride, Suzy
Bogguss, Mark Knopfler, Don Gibson e Frances W. Preston.lo hanno ricordato ed
onorato.
Il minimo
che possiamo fare è ricordarlo affettuosamente con questo poco inchiostro per
ringraziarlo e salutarlo convinti che oltre alla statua che lo raffigura con la
sua sei corde nel centro di Nashville, ci sarà sempre la sua musica a
garantirgli una vita ancora lunga. In un giorno lontano nel futuro, ne sono
convinto, qualcuno ancora inizierà a suonare una chitarra per aver sentito una
canzone, un assolo di Chet Atkins…e questa è la cosa più bella da pensare ora
che la tristezza è più viva.
Permettetemi
anche di ricordare in due parole un altro grande che ci ha lasciati pochi
giorni fa e che fu lanciato proprio da Chet Atkins. Parlo di Johnny Russell,
quello di Act Naturally e di molti altri successi più come autore che
come cantante. Membro della Grand Ole Opry dal 1985 ha firmato le sue
apparizioni con un irresistibile umorismo da comico consumato. Fu lui ad
indurre nella famiglia dell’Opry Garth Brooks nel 1990 e Brad Paisley lo scorso
anno.
Proprio i
due hanno guidato le celebrazioni del Ryman Auditorium salutando Russell stroncato
dal diabete all’età di 61 anni il 3 Luglio di quest’anno.