di Fabrizio Salmoni
Suzy Bogguss

Dire raffazzonato sarebbe ingiusto. Rattoppato con gusto potrebbe essere più appropriato. Parliamo del programma dell’edizione 2001 della Country Night in quel di Gstaad. I lettori di Country Store ormai conoscono la manifestazione meglio di altri e sanno che è il miglior Country Event Of The Year in Europa.

L’appuntamento è per i giorni 8 e 9 Settembre con il consueto meccanismo di anticipo/raddoppio dello show al venerdì 7 (biglietti per il sabato come sempre esauriti già a Luglio). Perché ‘rattoppato’? Be’ ormai lo sanno tutti, specie quelli che bazzicano siti web svizzeri, che headliner doveva essere Loretta Lynn. Ma a fine marzo la ‘coal miner’s daughter’ è stata ricoverata per una polmonite da cui ha tardato a riprendersi. Non siamo al corrente delle sue attuali condizioni e non possiamo che augurarle di stare bene molto presto ma l’attesa, ed il conseguente ritardo nel confermare il programma, sono stati quindi più che sensati e giustificabili.

Sarebbe stato un gran bel regalo per tutti noi vedere Loretta Lynn su un palco europeo così vicino all’Italia. Il suo nuovo CD Still Woman Enough giustificava le aspettative di chi voleva constatare quanto rivificati fossero la sua vena creativa ed il suo repertorio dopo tanti anni di semi-inattività. Dovremo aspettare ancora. Pazienza, i fans italiani ci sono abituati. Ma comunque vestita, la Country Night è ormai attesissima qui da noi.

Accantonata dunque Loretta Lynn con non pochi rimpianti, ecco saltare fuori dai cappelli dell’algida Trisha Walker e di Marcel Bach Collin Raye (Wray all’anagrafe), il ‘tenore più muscolare della country music’ come qualcuno lo definì a suo tempo. L’avevamo già visto sullo stesso palco nel 1993 e ne avevamo apprezzato lo show. Erano i tempi di In This Life, una canzone che toccava il cuore di ogni coppia sposata, e dell’omonimo CD che la trainava al n.1. Personalità artistica con discutibile tendenza a cospargere di zuccherosissimo sentimentalismo le sue canzoni, pure Collin Raye non è mai stato discusso per qualità e capacità interpretativa.

Le classifiche gli hanno reso omaggio ripetutamente a partire dal 1992 con Love Me al primo posto dove rimase per tre settimane. Il suo terzo album Extremes conteneva tre Top 10s: Little Rock, Man Of My Word e My Kind Of Girl. A tutt’oggi, la lista arriva a sette album, sfornati a getto annuale costante e forse per questo non tutti clamorosi ma di livello, per i nostri palati, mediamente più che accettabile. A Nashville, Raye è una star affermata ed è sempre presente tra le nominations annuali benchè non abbia ancora raccolto Awards.

Come già detto, il suo forte sono le ballate sentimentali, belle, toccanti, coinvolgenti e soprattutto ‘catchy’ fin dal primo ascolto, ma il nostro non rifugge dai temi sociali: Little Rock tocca quello dell’alcolismo, I Think About You quello della violenza in famiglia, Not That Different quello della tolleranza razziale, The Eleventh Commandment quello della violenza sui minori. Ma più ancora che l’impegno mi piace ricordarne, da fedele fan, alcune ‘chicche’: A Bible And A Bus Ticket Home (Extremes) un titolo ed una storia come una fotografia di un Sud faulkneriano, una bella versione di Big River (In This Life), Anyone Else di Radney Foster (si sente!) e Someone You Used To Know (entrambe da The Walls Came Down) in cui l’intreccio di voce e steel tocca notevoli picchi emozionali.

Sul palco, Raye aggiunge sovente pepe al suo repertorio spizzicando brani di R&B e Rock&Roll. Lo rivediamo volentieri sul palco di Gstaad sapendo che in questi anni con il suo lavoro, la sua bravura e la sua onestà artistica si è guadagnato l’affetto e il rispetto dei fans e dell’industria discografica in quel di Music City.

Per molti di noi tuttavia, il vero headliner è Gary Allan, brunone tenebroso e romantico (nell’ultimo anno, un po’ ingrassato) che ha definitivamente conquistato il mercato solo di recente con Smoke Rings In The Dark, single e omonimo CD, solidamente platino, del 1999. Una gran bella voce tenorile, sinuosa, con un fondo sabbioso come le spiagge della sua California, è indiscutibilmente personaggio e artista affascinante, tra i migliori della attuale leva di neotradizionalisti.

A sostenerne le qualità individuali, un’ottima scelta di repertorio (brani di Marty Stuart, Conway Twitty, Shawn Camp, Kevin Welch), di autori (tra gli altri, Jamie O’Hara, Kostas, Gary Burr, Bob McDill, Brent Moyer), di produttori (Mark Wright, Tony Brown, Byron Hill). Debutta nel 1996 con un CD che ha un titolo inequivocabile, Used Heart For Sale, a dichiarare dove stanno cuore e radici (quale rapper o rasta o altro alieno potrebbe esprimersi così?): hard core honky tonk, cuori spezzati, jukebox, birra, fumo e solitudini.

I testi sono di quelli che celebrano la country music delle storie vere, quotidiane, delle genuine emozioni. Così nel secondo CD, It Would Be You, del 1998. Provate a resistere all’impatto emotivo di versi come quelli iniziali della title track: “It’s hard describing a heartache, Cause it’s a one-of-the-kind thing, Serious injury and a whole lot of endless pain, If it was a storm I’d compare it to a hurricane…”. Roba da far piangere George Jones. O di canzoni come I’ll Take Today, I Ain’t Running Yet e Forgotten But Not Gone. Steel e harmonies avvolgono la voce, un po’ ruvida e nasale il giusto. Se ci riuscite siete degli insensibili.

Nel terzo CD, il già citato Smoke Rings…, i toni si attenuano, aumenta l’introversione, nello stile c’è qualche cedimento al Nashville pop corrente (non a caso forse è l’album più venduto e quello del consolidamento) ma l’anima è quella di sempre ed i pezzi forti, oltre alla title track, hanno titoli come Don’t Tell Mama, Cryin’ For Nothing, Bourbon Borderline (!), Cowboy Blues. Ora è in arrivo il quarto CD e la Country Night sarà probabilmente un’occasione per averne un’anteprima. Consiglio di comprarlo subito se lo vedete negli scaffali di George Tanner: andrà via come brioches.

Di poco più recente debutto è Sara Evans, elegante brunetta dal Missouri, sponsorizzata nientemeno che da Harlan Howard e da Pete Anderson che le produce il primo album Three Chords And The Truth del 1997, reputato da molti come il suo migliore. Se non migliore, è sicuramente il più ‘tradizionale’ in una progressione che, inevitabilmente di questi tempi, porta al country-pop di Born To Fly da cui l’attuale single I Could Not Ask For More.

Ma pur lasciando ai gusti personali l’ardua sentenza, non si può negare l’intraprendenza e le peculiarità che in pochi anni hanno fatto di lei una promessa su cui scommettere: Top New Female Vocalist 1997 per l’Academy of Country music, la solita gran bella voce, una sperimentata capacità da autrice, un lungo elenco di collaborazioni prestigiose (George Jones, Vince Gill, Alison Krauss) e di altrettanto prestigiose partecipazioni da vocalist (The Key di Vince Gill, Evolution di Martina McBride, King Of Nothing dei Warren Bros e tributi a Dwight Yoakam e Tammy Wynette).

Insomma, tutte le necessarie carte a posto per affermarsi in Music Row. Sarà interessante verificare sul palco se la tendenza al pop è trattenuta o debordante.

Ad aprire lo show, e a denunciare la fretta e gli imbarazzi nel definire il programma, è stato chiamato John Brack, Mr. Swiss Country in persona. Più che dignitoso ma proprio non si poteva fare di meglio?

Discografie

Collin Raye:

All I Can Be (1990)

In This Life (1992)

Extremes (1994)

I Think About You (1995)

Christmas: The Gift (1996)

The Walls Came Down (1998)

Counting Sheep (2000), (album di ninne nanne)

Tracks (2000)


Gary Allan:   

Used Heart For Sale (1996)

It Would Be You (1998)

Smoke Rings In The Dark (1999)


Sara Evans:  

Three Chords & The Truth (1997)

No Place That Far (1998)

Girls Night Out (1999)

Born To Fly (2000)

Articolo pubblicato su Country Store n. 58, anno 2001


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