di Mario Manciotti
title track, singolo pilota del CD, per paura che il suo convinto patriottismo potesse essere scambiato per bieco sciovinismo

Dopo la prematura scomparsa, l'anno passato, di Roger Miller (1936-1992), siamo rattristati nel doverne registrare un'altra, quella di Conway Twitty, uno degli artisti più amati e di successo che la country music abbia mai avuto, verificatasi lo scorso giugno.

A differenza di altri cantanti (vedi Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, ecc.) che all'apice della loro attività cantavano rockabilly, Twitty fece del rock'n'roll solo una tappa della sua carriera.

Partito inizialmente con la country music - il primo tentativo data 1946 - a questa ritornò, a metà degli anni '60, dopo un periodo speso tra il '55 e il '64 a rincorrere il successo influenzato dalla musica di Presley.

Questa, tuttavia, non cambiò troppo il suo stile che in seguito ne fece una delle più acclamate e popolari country star degli anni '70 e '80.


Harold Lloyd Jenkins (il vero nome), figlio di un comandante di battelli fluviali, nacque a Friars Point, Mississippi, il 1° settembre 1933. Nel 1955, al ritorno dal servizio militare, convertitosi al sound di Elvis, cambiò il nome della sua vecchia band, The Phillips County Ramblers, con quello di Rockhousers, si fece chiamare Conway Twitty e, come molti altri giovani del tempo cercò fama e successo nel mondo del rock'n'roll.

Superata una infruttuosa audizione agli studi di Sam Phillips (incise otto brani, solo tre furono pubblicati più tardi nel 1970), fu dapprima scritturato alla Mercury (1957), ma solo l'anno successivo, quando entrò a far parte della scuderia MGM, arrivò alla notorietà.


E' di questo periodo, infatti, la famosissima It's Only Make Believe canzone che lo rese celebre in tutto il mondo e gli aprí la strada per altri successi come The Story Of My Love, Mona Lisa, Danny Boy (1959), Lonely Blue Boy, Is A Bluebird Blue (1960), C'est Si Bon, A Million Teardrops (1961), ecc.

Ci fu anche una breve parentesi cinematografica - tutta da dimenticare, per altro - in cui interpretò un paio di istant movie, Platinum High School e Sex Kittens Go To College, confezionati rapidamente e senza troppe pretese ad uso e consumo delle giovani fan dell'epoca.

Quando la fortuna cominciò ad allontanarsi Twitty passò prima alla ABC Paramount (1964) e poi alla Decca (1965) dove, con l'aiuto del noto produttore Owen Bradley, tornò definitivamente al country per ricominciare una carriera ancora più luminosa.


Il nuovo 'esordio' fu subito promettente e la canzone Guess My Eyes Were Bigger Than My Heart nel 1966 rimase 12 settimane in classifica arrivando al 18° posto. Da quel momento la carriera di Twitty fu in costante crescita, continuamente costellata di grandi successi che molto spesso raggiungevano il vertice delle charts.

E in questo senso è ancora detentore di un record imbattuto: 40 'number one country song' (tra il 1968 e il 1986). Ne ricordiamo alcune: Next In Line (‘68), To See My Angel Cry (‘69), Hallo Darling (‘70, un classico), Fifteen Years Ago (‘70), You've Never Been This Far Before (‘73), Touch The Hand (‘75), Tight Fittin’ Jeans (‘81), Slow Hand (‘82), Desperado Love ('86)...


Mentre negli anni settanta artisti come Kenny Rogers e Charlie Rich cercavano con insistenza il 'crossover' facendo ampie concessioni al pop, Conway Twitty rimase invece radicato allo stile country dei suoi esordi, dimostrando, in controtendenza, come si poteva ottenere successo anche senza troppi compromessi.

Sempre in quel periodo registrò alcuni tra i più riusciti LP che lo videro in coppia con Loretta Lynn, continuando nel migliore dei modi la consuetudine tutta country dei duo.

Nel 1982 cambiò nuovamente casa discografica passando prima alla Elektra e due anni dopo alla Warner Bros, per cui registrò uno degli ultimi hit assieme alla figlia Joni Lee: I Don't Know A Thing About Love.

Conway Twitty ci ha lasciato la bellezza di 68 album (di cui 11 realizzati con Loretta Lynn), una voce indimenticabile e il ricordo di un artista che, più di ogni altro, seppe guadagnarsi la simpatia di innumerevoli seguaci. Parafrasando potremmo dire: "il più amato dai country fans".

Articolo pubblicato su Country Store n. 21, anno 1993


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