di Livio Guardi
WILLIE NELSON al “Beacon Theatre” N

La serata è particolare, il prestigioso Beacon Theatre è esaurito per le due serate newyorkesi della country star Willie Nelson. Ospite d’onore la stella in continua ascesa Ryan Adams, che apre accompagnato dalla propria band, i Cardinals; suono duro, un rock del sud molto carico, però non all’altezza secondo me delle sue pur eccellenti prove discografiche. Mano a mano che la scaletta dei brani va avanti, il genere si sposta su di un new country molto più in tema, che mette finalmente in luce le qualità del cantante-compositore-chitarrista.

 

Dopo una breve pausa arriva il momento tanto atteso, vi confesso che ero molto curioso di assistere al concerto di quest’autentico fenomeno vivente, vera icona musicale e non solo di tutta l’America degli outlaws. Con una band che poteva dare un’erronea prima impressione del tipo passavamo-per-caso-e-ci-siamo-messi-a-suonare-un-po’, Willie Nelson ha sciorinato in due ore circa tutto il meglio del suo noto repertorio, con i classici Crazy, Mama Don’t Let Your Babies.., On The Road Again, Hey Good Lookin’ , Good Hearted Woman e l’immancabile omaggio allo scomparso Ray Charles con la sua Giorgia On My Mind, dove la platea presente è letteralmente esplosa e dove lui, sornione, si è prestato al gioco, lanciando verso il pubblico le varie bandane colorate e i cappelli da cowboy che cambiava ad ogni canzone.

 

Sapevo della sua bravura come cantante, con il suo caratteristico timbro, come chitarrista pero’ la sua performance dal vivo mi ha letteralmente folgorato, una miscela di tex mex, rockabilly e Django Reinhart amalgamati in un unico, originalissimo stile; lo stesso dicasi dei musicisti che lo accompagnavano; l’armonica a bocca, quando non veniva fuori nei soli, diventava una vera e propria fisarmonica, sostituendosi al suono della tastiera, idem per gli altri ‘spartani’ strumenti, non una batteria vera e propria, ma una ‘snare drum’ suonata con le spazzole (!) che, ci crediate o meno, rendeva ancora più accattivante il sound globale. Insomma un evento, più che un concerto; come siparietto finale, Willie Nelson, all’uscita secondaria del teatro, firmava autografi divertito davanti al suo enorme pullman-casa itinerante. Un grande artista e un simpatico personaggio.

Articolo pubblicato su The Long Journey n. , anno 2005


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