di Pierangelo Valenti
Introduzione alla old-time music

Dunque, mi è stato detto di scrivere due righe d'introduzione alla mia rubri­ca, old-time music, che apparirà di volta in volta su questo rivista. Cerche­rò di essere il più breve possibile. Alcuni avranno già le idee chiare, per gli altri darò qui di seguito delle delucidazioni sull'argomento in maniera schematica, che potranno sempre comunque servire:

 

1) Nell'OTM abbiamo due grandi fi­loni circa gli strumenti usati, il tipo di musica suonato, l'argomento delle can­zoni, ecc. Il primo è l'apporto degli im­migrati anglo-scoto-irlandesi col loro bagaglio musicale (in minor parte gli schiavi negri africani e le popolazioni non anglosassoni), l'altro è l'apporto squisitamente indigeno, basato sulle tradizioni di queste culture per molti aspetti contrapposte. Circa gli strumen­ti, il banjo è considerato l'unico nato negli Stati Uniti (in realtà si tratta di uno strumento africano, portato dagli schiavi e opportunamente modificato all'inizio de XIX sec.), gli altri sono tutti d'importazione (dulcimer e derivati, fid­dle, chitarra, l'austriaco zither, l'austro­tedesca autoharp, ecc.). Il tipo di mu­sica spazia dai vaudeville-blackface­medecine shows, alla musica da ballo (square dance, jig, reel), alle ballate importate, le famose Child e Sharp Ballads, con svariati temi, romantico, sentimentale, moralistico, religioso, ma­cabro, ecc., alle ballate proprie ameri­cane con argomento il mondo delle ferrovie, le condizioni e la vita dei la­voratori (minatori, contadini, operai tes­sili, ecc.), fatti di cronache locali e nazionali, ecc.

 

2) L'OTM è nata prima ancora della grande nazione americana, comunque esistono una data ed un luogo ben precisi: 30 giugno 1922 a New York, pri­ma incisione in senso assoluto di un disco old-time (il celebre Arkansaw Traveler del fiddler A.C. Eck Ro­bertson). Prima, questa musica veniva trasmessa oralmente, di solito senza accompagnamento strumentale o distribuita su stampati alla bell'e meglio (i cosiddetti music folios). Abbiamo quindi la OTM originale su disco degli anni '20 e '30, gli anni '40 o periodo di stasi-transizione, caratterizzato comunque da un grandissimo lavoro di ricerca da parte della sezione musica­le della Library of Congress (i vari Seegers, Lomaxes, Mosers, Randolphs, ecc.) e dal mantenimento-salvaguardia delle tradizioni da porte delle Old-Ti­me Fiddlers Conventions (Union Grove dal 1924 Galax, Weiser, ecc.). Arrivia­mo al revival degli anni '50, al boom degli anni '60 e la OTM odierna (più viva che mai). Questa è una classificazione puramente di maniera, è im­portante notare infatti che l'OTM del 1920 è identica all'OTM del 1970: una string band di oggi suona, se suona old-time, come uno string band degli anni '20.

 

3) Nell'OTM c'è un po' di tutto, dal blues (parecchi musicisti negri di blues hanno influenzato la tecnica chitarristi­ca e vocale di artisti OTM e viceversa riguardo all'uso del banjo), al ragtime, allo spiritual, al gospel, al western swing, al jazz, al cajun e via dicendo. Nei miei articoli ci saranno frequente­mente dei paralleli in questo senso, come d'altro conto degli agganci con forme musicali nate, ma staccatesi dall'OTM, come il bluegrass (il diretto figlio legittimo) o certo country odierno.

 

4) Un'ultima precisazione tecnica. Per quanto riguarda l'OTM incisa su disco del '20 e '30, dopo il titolo di uno canzone, io indicherò la matrice o il numero di catalogo del disco 78rpm originale, cui farà seguito il numero dell'LP, se esiste, su cui è stata riedita lo canzone. Un esempio: White House Blues (Columbia 15099, Coun­ty 505 e Folkways 2951). Certamente avrò saltato un mucchio di cose, magari più importanti (lo spa­zio qui è quello che è), comunque scu­satemi e... a presto.

Articolo pubblicato su Mucchio Selvaggio n. 1, anno 1977


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