di Pietro Noè
Profilo di Joe Walsh

L'ingresso di Joe Walsh nelle Aquile ha stupito non poco, dato che l'equilibrio iniziale della formazione a quattro era stato già alterato dall'arrivo di Don Felder, che ne aveva spostato il precario asse in senso decisamente più rockistico, vedi brani Already Gone, James Dean, ecc. e nel complesso l'album On The Border. Si pensava, dunque, dati anche i trascorsi del ragazzo di Manhattan, ad una possibile involuzione hard del gruppo, che in ef­fetti non si è invece, almeno sino ad ora, verificata. Joe Walsh nasce a New York nel 1947. Trasferitosi presto nel New Jersey, suona in numerosi piccoli gruppi di adolescenti fra i quali G. Cleft, una sorta di imitazio­ne degli allora famosi Ventures, che ese­guivano strani strumentali hawaiani, a proposito dei quali egli ricorda: “Abbia­mo imparato tutto da loro, ma eravamo tremendi... ”, e i Nomads, che invece si rifacevano ai Beatles. Viene mandato a studiare in un collegio della cittadina di Kent, nell'Ohio (cui è dedicata la famosa omonima song di Neil Young) e qui apprende l'uso della 12 corde e si mette in luce nei Measles, nei quali suona la solista, e dei quali diviene ben presto il fulcro (1964-1965).

 

Dopo tre anni di attività forsennata (esibizioni a ritmo vertiginoso) il gruppo si scioglie e Joe entra nella James Gang, una band di Cleveland, ove si assume anche l'one­re di vocalist. Vi sostituisce Glenn Schwartz, che si unisce di lì a poco ai Pacific Gas & Electric. All'arrivo di Walsh (aprile 1969) la formazione comprende, oltre a Joe, Tom Kriss, basso e voce, e Jim Fox, batteria e voce. Nel novembre il gruppo pubblica Yer Album; nel gennaio 1970 Dale Peters entra in organico al posto di Kriss. Il trio così composto incide tre LP, ognuno dei quali diviene disco d'oro: Ja­mes Gang Rides Again (ottobre 1970); Thirds (luglio 1971); Live In Concert At Carnegie Hall (dicembre 1971). Già nel novembre Walsh aveva abbandonato il complesso, ma è presente su due best postumi, Best Of James Gang e Grea­test Hits, usciti successivamente.

 

A questo punto Joe da Cleveland si sposta a Boulder, nel Colorado, dove nel marzo 1972 fonda i Barnstorm, con Kenny Passarelli al basso e Joe Vitale alla bat­teria. Incidono insieme un album, Barn­storm, cui partecipano anche Al Perkins e Paul Harris. Il disco è prodotto da Bill Szymczyc e registrato al Caribou Ranch di James William Guercio. Restio ad esi­birsi come trio, Walsh cerca un quarto elemento, Rocke Grace, e in quattro rea­lizzano The Smoker You Drink, The Pla­yer You Get (giugno 1973). Poi Grace abbandona e arriva al suo posto Tom Stephenson. Nel 1974 fervono i preparativi per il primo solo-album d'esordio, in cui almeno cinque brani hanno i Barnstorm a fare da background: So What vede la luce nel gennaio 1975. Nel frattempo lavora in sessions con Steve Stills, B.B. King e Rod Stewart, produce l'album Souvenirs di Dan Fogel­berg (ove suona in quasi tutti i pezzi) e inizia a collaborare con gli Eagles. L'anno dopo esce con un live, You Cant' Argue With A Sick Mind, cui partecipano anche Don Henley, Glenn Frey e Don Fel­der. L'ultimo gruppo di Walsh annovera­va Brian Garofalo al basso, David Mason alle tastiere, Ricky Fataar alla batteria, e Paul Harris pure alle tastiere.

 

Il giudizio d'insieme che darei di Joe Walsh è più che positivo. La James Gang ci ha offerto un rock grintoso e aggres­sivo, e anche pieno di idee e ricco di im­pasti strumentali brillanti, non cadendo nel suono monotono e ripetitivo che era (ed è...) tipico di tanti rock-groups, compresa la stessa Gang dopo la partenza di Joe. Un gruppo effervescente, dal suo­no carico e vivace, sostenuto da una spumeggiante base bluesistica. I Barnstorm (considero tutti e tre i di­schi praticamente dei solo) costituiscono la continuazione e la proiezione della Gang con Walsh però ancor più pri­mattore: un gruppo onesto che ha sfor­nato una musica convincente e gradevole, pur se non sempre su livelli di eccel­lenza. Un discorso a parte merita il live, uno dei più belli che ci siano in giro: dissacrante, davvero lacerante nella sua genuina carica d'urto, nella incredibile po­tenza d'impatto che riesce a sprigionare. Di Hotel California a distanza di tempo sono portato ad ammettere che le songs di Walsh mi piacciono sempre di più, specie Pretty Maids...

 

Per finire, ricollegandomi al discorso iniziale, devo dire che l'equilibrio in seno agli Eagles, con l'ingresso di Joe Walsh, si è rinsaldato, lungi dal disgregarsi. Le aquile hanno ritrovato una loro identità che non riconoscevano più nella leader­ship di Leadon (ma c'è mai stata veramente?), peraltro più che meritevole anel­lo di congiunzione nel gruppo dei primi due album. Per me il quintetto è, a parte il terzo disco, sempre migliorato, e la dimensione attuale (anche se Joe sem­bra, a sentire le voci, debba andarsene presto) è quella che più gli compete e che più lo realizza, artisticamente e mu­sicalmente.

Articolo pubblicato su Mucchio Selvaggio n. 2, anno 1977


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