di Mauro Quai
Nyon Folk Festival 22-23 luglio 1977 Una giornata da non dimenticare

Pomeriggio sereno e bellissimo, seduti sull'erba... riusciamo ad avvicinare dappri­ma Derroll Adams (banjoista molto vicino allo stile di Seeger che ha suonato in qualche disco di Ramblin' Jack Elliott). Veniamo a sapere che ama molto Doc Watson e, quando gli diciamo che siamo italiani, ci dice che ha suonato ed inciso pure nel nostro paese assieme al buon Jack Elliott, nel lontano 1956. Ci lasciamo con tanti auguri e Derroll ci promette che, visto il successo della sera prece­dente, forse suonerà anche stasera. Ritor­niamo a sedere felici e soddisfatti, se non che poco dopo riconosciamo tra la gente due visi noti: David Grisman e Bill Amat­neek. Come non approfittare di un'occa­sione simile? Gli piombiamo alle spalle gridandogli: “David Grisman?”. Quando si volta un sorriso di stupore riesce ad emergere dalla sua enorme barba rispon­dendoci: “Oh, yeees!”. Lo stupore è forse più suo che nostro, accorgendosi di essere conosciuto così lontano dal suo paese, poi giù domande sul suo gruppo, sui suoi dischi e su tutto il resto, col mio stentatissimo inglese (a volte francese), ottenendo ri­sposte lucide ed esaurienti (una delle sue esperienze più felici, o meglio una che gli è particolarmente cara, sembra essere stata quella divisa con gli Old And In The Way. Muleskinner è stato per lui un album davvero grande! Per la cronaca, ci riferisce che in America è una vera rarità).

 

La sua domanda più ri­corrente nei nostri confronti è: “Ma co­me fate a procurarvi tutti quei dischi?”. “Tramite un amico che li importa diret­tamente dall'America!” è la nostra sem­plice risposta. E ancora stupore e felici­tà da parte sua quando gli diciamo che l'album del suo quintetto, secondo noi, è uno dei migliori del '77. Gli chiediamo se assieme a lui suona pure Tony Rice: “Certamente! E pure Darol Anger, il nostro violinista!”. Gli parliamo del grintoso concerto di Bromberg della sera prima... “Se Brom­berg ha fatto fuoco qui ieri sera, vedrai stasera!” ribatte molto convinto. Mezz'ora dopo il gruppo sta facendo le prove sul palco centrale, in fondo al prato. Gli im­pianti Bose come il solito funzionano poco bene, per cui si spera che in serata Grisman e Keith possano dare ugual­mente un buon concerto.

 

Raggiungiamo David vicino al furgoncino dove i musi­cisti stanno riponendo i loro strumenti. David mi presenta a Tony Rice con un sincero: “Tony, this is my friend Mauro!”. Riesco a parlare con Rice per qualche minuto, chiedendogli se ha ricevuto la mia lettera e se è uscito questo suo be­nedetto disco solo; per entrambe le domande la risposta è negativa. Riguardo al disco, Tony dice di averlo inciso un an­no fa, e di non averne saputo più niente. Darol Anger, il giovanissimo violinista, è un tipo simpaticissimo, ci stringiamo la mano un po' imbranati, sorridendo. Mi complimento con lui per il suo modo di suonare davvero notevole ed originale. Poi arriva lui... Bill Keith, straordinario personaggio carico di umanità e simpa­tia. Solite presentazioni, calde strette di mano... si ricorda della missiva che gli ho scritto, “cui non ho avuto modo di rispondere”, dice “per mancanza di tempo!”. Promette di rispondermi in fu­turo più dettagliatamente. Lo sorprende il mio amore per Jim Rooney (uno dei miei country vocalist preferiti). Alla fine ci la­sciamo serenamente distribuendo, lui, lar­ghi e caldi sorrisi sotto ai simpatici baf­fi e scusandomi, io per l'intransigenza. Lo rivediamo più tardi alle panche del self-service che sta parlando e mangiando animatamente. Ci saluta sorridente con la mano e con gli occhi... ed è questo, probabilmente, il ricordo più vero e più bello di Bill della Svizzera che rimarrà indelebile nella nostra mente.

 

Dopo una breve esibizione dei Country Ramblers, gruppo di bluegrass della Sviz­zera tedesca che se la cava del tutto egregiamente con un repertorio di vec­chi e nuovi pezzi di bluegrass e fa pure una parentesi simpatica presentando un autentico yodel, delizia e divertimento da parte di tutti, alle 21.20 di sera lo speaker annuncia “Medames et mes­sieurs, Bill Keith!” ed il banjoista ed il resto del gruppo (Tony Rice, guitar; David Grisman, mandolin; Bill Amatneek, bass; Darol Anger, violin) vengono accolti da scroscianti applausi. Subito Keith ed il quartetto (assente Todd Phillips, secon­do mandolino) si lanciano nell'interpre­tazione di bluegrass in parte estratti dal solo di Grisman, in parte da quello di Keith: Bill è lucido come mai lo è stato. La verifica è il suo nuovo adattamento di Rickett's Hornpipe, in origine in Something Auld... un pezzo per pia­no e banjo, che qui acquista più corposi­tà e consistenza grazie agli interventi continui di Grisman, Anger, Rice e... Keith.

 

Le meraviglie si susseguono davanti ai nostri occhi: da una versione di Tear­drops In My Eyes splendida per sem­plicità e linearità, cantata dal bravo Tony Rice (è una mia idea fissa, ma Tony co­me vocalist rammenta molto da vicino John Starling dei Seldom Scene) con contributi vocali giusti e calibrati di Keith e Grisman, si passa a l'll Stay Aro­und, un classico del bluegrass condotto da Bill Keith e cantato da Rice, fino a Til' The End Of The World Rolls Round, una vera sorpresa in quanto Grisman ricopre il ruolo di vocalist men­tre Rice e Keith lo sostengono nei ritor­nelli. Dopo mezz'ora Keith lascia il palco al gruppo di Grisman. Ce ne dispiace per­ché l’avremmo sentito suonare ancora: musicisti come lui si ascoltano molto di rado in Europa.

 

Il gruppo di David comincia ad eseguire materiale dal disco del quintetto e la no­stra paura che il pubblico non fosse ri­cettivo a questo tipo di musica si rivela del tutto infondata. L'unica reazione positiva è l'entusia­smo... veramente magnifiche le interpreta­zioni di Dawg's Rag con indovinati duetti di mandolino e violino, Fish Sca­le di Artie Traum, qui sviluppato in mo­do più esteso e fantasioso che su disco... ma tutto il materiale che su disco aveva forse un pizzico di cerebralità, qui dal vivo perde questa falsa patina e acquista una spontaneità sonora notevo­le. Credo che valga la pena di ricordare Waiting On Vassar, un vero pezzo di bravura per violino, chitarra e mandolino. Lo stile di Grisman è quanto di più crea­tivo si possa immaginare, continuamente alla ricerca di giri armonici nuovi, strani, eppure sempre in tono con ciò che sta suonando.

 

Il concerto prosegue sempre sullo stile della dawg's music con pezzi magistrali dal calibro di E.M.D., della delicata Ricochet, di Blue Midnite e Opus 57 (richiama alla mente Opus 58, un pezzo tra i miglio­ri di Grisman, eseguito su Muleskinner e sul Rounder Album). Sul palco il mandolinista è in costante dialogo con Rice, in continua mobilità (quasi a sottoli­neare i suoi assoli mandolinistici) strapaz­zando il suo strumento. Tony Rice è un chitarrista impeccabile e lucido, sicuro di se stesso e sempre pronto; Darol Anger, l'autentica rivelazione del gruppo di Gri­sman, si destreggia con abilità e bravura al violino. Le matrici del suo stile sem­brano essere più legate alla musica clas­sica che non al bluegrass, nulla togliendo con ciò alla creatività del suo lavoro stru­mentistico. Bill Amatneek è il bassista giusto per Grisman: lesto ed attento a qualsiasi genere e stile musicale. Alle 22.35 il gruppo lascia il palco, ma il pubblico lo costringe a rientrare. Ed il gran finale vede pure Bill Keith al banjo, grandissimo come il solito, nell'ese­cuzione di uno dei tanti bluegrass molto congeniali a lui. Prima di iniziare il pezzo, Bill si augura di essere anche tra un anno (magari con Rooney, sarebbe fantastico!) ancora qui a Nyon, a deliziarci col suo banjo. Come riusciremo a dimenticarti Bill dallo sguardo sincero, e come riuscire­mo a dimenticarti David, pazzo e mera­viglioso mandolinista?

Articolo pubblicato su Mucchio Selvaggio n. 2, anno 1977


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