di Andrea Hawkes
New Riders Of The Purple Sage: All'ombra del morto riconoscente

I “Nuovi cavalieri della salvia porporina", che presuppongo abbiano preso il nome da un gruppo di western swing molto popolare negli anni ‘30, rimangono una delle band più rinomate del panorama country rock degli anni settanta. Ci è sembrato giusto soffermarci su questa band come omaggio ai tanti fans italiani di questo genere ultimamente in netto ribasso. Le origini sono complesse. Cercherò di essere il più sintetico possibile.

Lasciando perdere gli antefatti e le note biografiche più remote, sembra corretto farne risalire la nascita grosso modo alla primavera del ‘70 quando John Dawson (Marmaduke per gli amici), David Nelson, Jerry Garcia, Bob Matthews (subito rimpiazzato da Phil Lesh) e Mickey Hurt danno vita a quello che si può considerare il primo nucleo. I New Riders fanno parte della schiera delle grandi famiglie westcostiane ed appare subito chiara la matrice di provenienza della band, ovvero il giro dei Grateful Dead ed essenzialmente Jerry Garcia, colto in un momento di particolare creatività e voglioso di approfondire la conoscenza della pedal steel guitar, da lui già introdotta in Workingsman Dead.

 

Nella primavera seguente, quando il gruppo si è ormai fatto le ossa e comincia a sentirsi in grado di camminare da solo, entrano Dave Torbert al basso (già amico di Dawson e Nelson) e Spencer Dryden alla batteria (famoso drummers dei Jefferson Airplaine). Questa line-up, con il contributo di Commander Cody al piano e dello stesso Hurt, incide quello che resta il loro capolavoro. New Riders Of The Purple Sage (Columbia PC 30888).

John Dawson scrive ed interpreta tutti brani, accompagnato da un impasto corale che ricorda spesso e volentieri le armonie dei Dead. Con la steel-guitar di Garcia a tessere in sottofondo un'atmosfera di pace e di incanto. Un album elettrico-acustico. Un sound tenue, sorretto da un drumming leggero e volatile, come sospeso in aria tra le note preziose delle chitarre. I testi delle canzoni non sono così idilliaci come la musica può far sembrare. In Portland Woman è il desiderio di una ragazza per soddisfare la voglia di una serata e poi l'inevitabile amarezza a cose fatte. Dirty Business denuncia un crollo in una miniera mentre Henry racconta il rischioso lavoro di contrabbandiere di erba lungo la frontiera messicana. Un album di una bellezza disarmante che purtroppo la band non riuscirà mai più a eguagliare.

 

Powerglide (con l'ingresso di Buddy Cage) e Gipsy Cowboy non sono male. Con Panama Red prodotto da Ed Putnam si ha una nuova risalita ma poi il futuro si dimostrerà quanto mai impietoso fin a toccare il fondo con New Riders, Who Are These Guy e specialmente con Oh, What A Mighty Time, decisamente il loro album più brutto. Cronologicamente parlando, Skip Battin entrerà al posto di Dave Torbert nel ‘74 (Torbert formerà i Kingfish) e la sua influenza si farà sentire in Brujo (in cui inserirà alcune sue stranezze concepite con Kim Fowley). Anche Battin lascerà la band per raggiungere i Flying Burrito Brothers ed il suo sostituto sarà Steve Love (già con la Rick Nelson Canyon Band e con il gruppo di Roger McGuinn).

In Marin County Line farà il suo ingresso Pat Shanahan che prenderà il posto di Spencer Dryden, diventato manager. Da questo momento la storia della band si fa difficile da seguire. Sia Steve Love sia Buddy Cage abbandonano. Rientrerà Battin con Sneaky Pete e Gib Guilbeau. Tutti e tre lasceranno presto il posto ad Allen Kemp e Bobby Black (dalla band di Commander Cody). Le ultime notizie ci dicono di un rientro nella band di Buddy Cage e di un bassista di nome Michael White. Ci dicono anche del nuovo disco. Si chiama Feelin' All Right ed il titolo rivela una constatazione ottimistica. Il feelin' c'è, ovvero la musica è buona.

 

La band è adesso formata dai tre vecchi Buddy Cage, John Dawson, David Nelson e dagli ultimi arrivati Patrick Shanahan e Allen Kemp. In formazione non c'è il bassista (Michael White) che insieme ad Andrè Lewis al sintetizzatore appare come session-man. I dieci pezzi sono quasi tutti scritti da Allen Kemp e John Dawson, che sembrano essere diventati, di fatto, i due timonieri dell'ensemble. Il contratto con la A&M (importante casa discografica) dimostra che c'è qualcuno che crede nella band, ma può anche essere l'ultima spiaggia per i ragazzi. Nel caso questo LP non dovesse entrare nelle classifiche americane i New Riders cesserebbero di esistere. È la dura legge del dollaro.

A mio parere l'album ha buone possibilità di entrare nei primi cento se viene sufficientemente spinto dalla A&M ed accompagnato da una lunga tournée in giro per gli States. L'album non è male. Intendiamoci, siamo sul leggerino. Mi domando quanto possa valere un disco del genere nel 1981 insieme a gente come Clash, Springsteen, Talking Heads, Parker, Costello. A volte mi domando se effettivamente il country rock abbia perso il treno ed appaia ormai sorpassato. Forse è più giusto che gli amanti del country rock ascoltino gente come Gary P. Nunn o Terry Allen che i NRPS, i Firefall o i Flying Burrito Brothers. È più attuale Johnny Cash con Rockabilly Blues!

 

Tornando a noi i New Riders non cambiano molto. Motivetti carini, musica divertente anche se mancano momenti che fanno accapponare la pelle. Tutto sommato Feelin' All Right mi sembra superiore agli ultimi 4-5 dischi. Però ragazzi prima di comprare questo New Riders ci sono molti altri dischi da acquistare (e ritorno su Terry Allen). Dubitiamo molto che i New Riders sapranno tornare ai fasti di un tempo. Cerchiamo quindi di non farci trasportare dai sogni e restiamo con i piedi ben piantati in terra. In fin dei conti qualcosa i New Riders hanno lasciato. E allora?

Articolo pubblicato su Mucchio Selvaggio n. 40, anno 1981


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