di Maurizio Faulisi
Articolo (Monografia)

Martedi 29 maggio 2012, a 89 anni, è morto Arthel Lane ‘Doc’ Watson.

Una di quelle notizie che ti fanno fermare, che fanno emergere ricordi di lunghi ascolti, durante i quali per magia venivi accompagnato nei luoghi in cui la musica tradizionale in America si era meglio conservata. Doc Watson aveva la capacità di farti vivere intensamente l’atmosfera rurale del Sud. La sua umanità, le sue storie, il calore con il quale trasmetteva ricordi di un passato remoto, nell’ascoltatore assumevano pari rilevanza delle sue innate e sbalorditive doti tecniche. Era un tesoro vivente, un infinito archivio e un grande artista, capace di dare continuità alla tradizione, facendola propria, evolvendola, ricordando i musicisti dai quali imparò e incoraggiando i giovani a fare lo stesso.

Un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla chitarra tradizionale, a Doc Watson va riconosciuto il pionieristico lavoro di trasposizione su chitarra dei brani strumentali per violino, le fiddle tune a lungo ascoltate in ambiente familiare quando era bambino.

 

Negli anni ’50 si accostò alla chitarra elettrica, fece parte di una band country che suonava per far ballare, la mancanza del violino nell’organico lo spinse a riprodurne le linee melodiche sulla tastiera della sua chitarra, come aveva sentito fare a chitarristi di Nashville quali Hank Garland e Grady Martin. Chiusa l’esperienza country – che a metà dei Fifties si tinse inevitabilmente anche di rock & roll – tornò a impugnare l’acustica per riscoprire il suo legame con i suoni old time, il suo background musicale e culturale. Ciò avvenne verso la fine degli anni ’50, quando da una parte veniva decretata la ‘morte’ del rock and roll, dall’altra l’affermazione del ‘Nashville Sound’, ovvero della componente pop sul country tradizionale e mentre nelle città del Nord i giovani universitari scoprivano il Folk e i suoni delle radici.

 

A partire dai primi anni ’60 Doc Watson venne invitato a suonare al Newport Folk Festival e in diverse altre occasioni, da solo e con una string band. Il resto è documentato da una ricchissima discografia, prodotta nella prima parte insieme al figlio Merle, scomparso nel 1985.

L’album On Stage, registrato a New York nel 1970 in coppia con Merle, rappresenta al meglio la grandezza di Doc Watson, la sua comunicativa e contagiosa positività. Il disco offre una panoramica completa delle tecniche chitarristiche e dei vari strumenti tradizionali utilizzati per infuocate fiddle tune e per accompagnarsi nell’esecuzione di vecchi blues, railroad song, standard country e murder ballad.

Articolo pubblicato su Suono n. 466, anno 2012


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