di Pierangelo Valenti
Uncle Dave Macon

A volte amiamo stuzzicare scendendo nei particolari. Con la sola eccezione della Carter Family (il cantante Vernon Dalhart merita un discorso a parte che faremo), Uncle Dave Macon (1870-1952) ha preservato attraverso i suoi dischi, per quanto riguarda il folklore americano, più materiale di ogni altro artista di old time e country music. Questo materiale è stato preso, in particolare, di prima mano dall’intramontabile tradizione del minstrel show e del vaudeville stage. Usò spessissimo in miniatura queste forme di spettacolo nelle sue incisioni: in tre minuti concentrava uno strumentale, per mostrare il suo virtuosismo al banjo, un aneddoto o una barzelletta, una o due canzoni e terminava con un aforisma di carattere moralistico.

Un’accurata valutazione del repertorio di Macon basata solamente sui titoli da lui incisi non può essere fatta per due ragioni: primo, perché aveva l’abitudine di combinare diverse canzoni e melodie sotto un solo titolo (per esempio, Just From Tennessee comprende Cotton Eyed Joe e Shout Lulu; Two-in-One Chewing Gum, dai caratteristici suoni onomatopeici tanto cari al discepolo John Hartford quasi mezzo secolo dopo, include Nobody’s Darling But Mine) e secondo, perché spesso riscrisse le liriche di vecchissime songs familiari (In The Shade Of The Old Apple Tree, In The Good Old Summer Time) apprese per via orale.

 

Comunque il suo vastissimo bagaglio musicale, oltre che agli spettacoli più o meno ambulanti sopramenzionati, comprendeva le ballate tradizionali di origine britannica, come Darby Ram e My Daughter Wished To Marry, nello spirito di tutti i primi artisti hillbilly, e alle dance-tunes usate normalmente dalle string bands del periodo: Soldier’s Joy (in duetto con il violinista Sid Harkreader), Hop High Ladies, Jenny Put The Kettle On (inclusa nel Sourwood Mountain Medley) e Devil’s Dream (come parte dello Uncle Dave’s Medley).

Pochissime sono invece le ballate americane native di origine rurale da lui incise: Life And Death Of Jesse James, Death Of John Henry e Misery In Arkansas (presenti nel bozzetto di Uncle Dave’s Travels Pt. 1).

Sappiamo però di canzoni suonate alla radio o in pubblico, ma mai portate in studio, che Macon dal vivo eseguiva regolarmente: Casey Jones, Wabash Cannon Ball e We Do Our Part, lo slogan del NRA (National Recovery Act, del giugno 1933), la legge che mirava alla ripresa industriale, al miglioramento economico e soprattutto a ridurre la disoccupazione durante la Great Depression.

 

Il blues è un altro elemento importante nel repertorio di Dixie Dewdrop. Probabilmente anche il blues gli era riuscito particolarmente familiare essendo parte dei già citati black-face e white-face minstrel shows, che aveva sentiti fin da bambino, e delle plantation songs, che ascoltava dai braccianti neri che lavoravano nella sua fattoria e nelle fattorie vicine. Bile Them Gabbage Down e All Down In And Out Blues ricalcano, la prima lo stile vocale e la struttura melodica, la seconda lo spirito interpretativo originale delle suddette forme musicali.

E’ curioso, ma nello stesso tempo significativo (e noi ormai lo sappiamo), come degli artisti di colore siano stati influenzati da Macon: per esempio una sua composizione, Over The Road I’m Bound To Go è identica a Feather Bed, incisa dai Cannon’s Jug Stompers, una jug band di Memphis, appena due mesi dopo (9 settembre 1928) ed il cui leader, Gus Cannon, suonava il banjo in maniera molto simile al nostro eroe; Raise A Rukus Tonight, una field recording dei Mobile Strugglers, collezionata in Alabama nel 1954 da Sam Charters, è una variante di Hold The Woodpile Down con lo stesso refrain, e le citazioni potrebbero continuare.

Da questi miracoli e da questi artisti trae linfa e sopravvive la musica popolare e tradizionale più vera.

Articolo pubblicato su Suono n. , anno 2013


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