di Martino Coppo
NASHVILLE BLUEGRASS BAND

Da molto tempo non si respirava dalle nostre parti quell’aria da grandi occasioni che contraddistingue gli avvenimenti imperdibili.

La sera del 14 novembre al Teatro Rosetum di Milano l’appuntamento è eccezionale: per la prima volta in Italia è possibile assistere ad una esibizione ‘live’ della NBB, una delle formazioni bluegrass più rappresentative e tradizionalmente ‘nuove’ degli anni ’80.

Il concerto organizzato naturalmente dalla BMAI, giunge anche a ideale coronamento di un anno ricco di soddisfazioni per il lavoro svolto dalla Associazione e per il sempre crescente numero di iscritti.

L’attesa e la tensione sono palpabili nel pubblico che mano a mano va colmando l’accogliente teatro: i volti noti di amici, appassionati, musicisti, si mescolano ai tantissimi sconosciuti richiamati da un’attenta e capillare pubblicità messa in opera dall’organizzazione.

E poco dopo le 21 il Rosetum è praticamente ‘a tappo’, piena la platea, piena la galleria, molta gente in piedi. Si abbassano le luci e accolto da un applauso scrosciante (il minimo tributo per tutto il lavoro costantemente svolto in questi anni) appare sul palco il ns. Maurizio Faulisi nelle vesti di maestro di cerimonia, pronto ad introdurre il gruppo di apertura della serata: gli Hot Stuff. La loro esibizione, pur breve, infiamma subito gli animi e conferma l’ottimo stato di salute della band nella sua nuova formazione, con il veterano Massimo Gatti al mandolino e voce, Dino Di Giacomo alla chitarra e voce ed i recenti acquisti Ruben Minuto al basso e voce solista ed il genovese Fabio Mosetti Casaretto al banjo e voce.

Una piacevole sorpresa è data dalla presenza del polistrumentista frencese Thierry Lecocq al violino, giunto da oltralpe ad arricchire il sound del gruppo.

Appena il tempo di spostare i microfoni (Marcello salta sul palco tra i cavi come un canguro…) ed eccoli lì, Stuart, Pat, Roland, Alan e Gene, strumenti imbracciati, sguardo un po’ smarrito ma rassicurante: anche questa sera, siamo certi, ci inchioderanno alle nostre poltrone regalandoci due ore indimenticabili e coinvolgenti di bluegrass d.o.c…

Il primo brano, come loro tradizione, è un gospel vocale, poi si susseguono gli altri, in gran parte tratti dal loro ultimo album Home Of The Blues ma anche dai meno recenti My Native Home e To Be His Child.

Le emozioni sono tante come gli applausi e le urla tra un pezzo e l’altro. Dopo poco si ha l’impressione di avere di fronte, sul palco, degli amici, dei vicini di casa incontrati mille volte, tanta è la semplicità e la naturalezza con cui riescono a comunicare con il pubblico.

La tecnica e la classe di Stuart Duncan al violino riescono a far sembrare tutto così facile mentre Alan O’Bryant ancora una volta (se mai ce ne fosse bisogno) ci fa capire perché sia l’harmony vocalist più richiesto nelle bluegrass session d’oltre oceano: la sua voce inconfondibile ed il suo personalissimo stile al banjo lo rendono un personaggio unico.

La simpatia e la potenza vocale di Pat Enright (il suo canale sul mixer rischia continuamente la distorsione nonostante il volume sia circa la metà degli altri…), la grinta di Gene Libbea al contrabbasso e la presenza quasi carismatica sul palco di Roland White dietro al suo mandolino completano il quadro di questa band inimitabile.

E arriva la pausa. I cinque sono sempre disponibili, non solo a firmare autografi sulle copie dei loro dischi ma anche a scambiare due parole con tutti, far provare i propri strumenti, improvvisare dei mini workshop per pochi fortunati. Poi si riprende e le emozioni continuano.

Tra una ballata e uno strumentale i momenti più toccanti sono sicuramente rappresentati dai gospel a cinque voci, vero marchio di fabbrica della NBB, che lasciano tutti i presenti un po’ turbati e con qualche brividino nella schiena.

Poi i bis: uno, due, tre, alla fine esausti i musicisti tornano sul palco, salutano con un inchino e si congedano dal caloroso pubblico giunto da tutta la penisola quasi come ad un pellegrinaggio.

Il concerto è finito ma i suoi echi risuoneranno ancora a lungo, almeno fino al primo dei prossimi imperdibili appuntamenti che la BMAI  sta già preparando per l’anno nuovo…

Articolo pubblicato su Country Store n. 13, anno 1992


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