che sono già in studio per un nuovo lavoro probabilmente pronto per
l'aprile prossimo, e mi ha anche fatto notare di un errore
Qualcuno lo ha già
giudicato come la migliore opera discografica di Laurie Lewis. Personalmente
trovo azzeccata la sua scelta di riportare su disco canzoni arrangiate in modo
tale che possano essere riproposte in concerto senza intaccarne in modo
sostanziale la loro forma. La strumentazione, a parte sporadici interventi di
batteria e accordeon, è quella della sua Grant Street.
Questa sensazione 'live'
fa sì che possa immediatamente stabilirsi un rapporto diretto con
l'ascoltatore. Per intenderci, True Stories potrebbe essere considerato
come la seconda parte di quel favoloso concerto che la bella californiana ha
offerto agli spettatori del Teatro Gnomo di Milano nel maggio del '91.
Per chi non conoscesse
ancora l'artista ricordiamo che Laurie Lewis è sulla scena West Coast da circa
un ventennio, ha fatto parte dei Phantoms Of The Opry (...alla chitarra Pat
Enright!), degli Arkansas Sheiks, della meteora Blue Rose e dei Good Ol'
Persons. Negli anni '80 suonava nella Grant Street String Band, e da qui la
scalata verso il successo, prima nazionale, poi internazionale. Una
progressione inarrestabile, sia dal punto di vista vocale, strumentale che
compositivo: le canzoni scritte da Laurie Lewis sono quasi sempre molto
toccanti, siano esse introspettive e autobiografiche, che gioiose ballate o
veloci cavalcate bluegrass.
True Stories è una ulteriore prova di grande
sensibilità. Grande sensibilità nello scrivere testi e musiche, grande
sensibilità nello scegliere i brani di altri autori o tradizionali che meglio
si adattano alla sua personalità di artista. Ciò che ancora una volta convince
è la sua bella voce (...siamo tutti d'accordo con la Commissione
dell'lnternational Bluegrass Music Association Awards nell'aver giudicato lo
scorso anno quella di Laurie la miglior Voce Femminile), dolce e coinvolgente
nei pezzi lenti, aggressiva ma comunque espressiva in quelli veloci, in grado
di farsi apprezzare sempre, sia quando si trova di fronte a del materiale
country/bluegrass come in situazioni più difficili, ad esempio nella jazzata e
notturna So Beautiful.
E' una carrellata
attraverso le diverse sfaccettature che completano un carattere che non si
ferma d'avanti ad alcuna demarcazione. Difficile da inquadrare, e proprio per
questo affascinante.
Apre la raccolta un brano
dal forte sapore irlandese, personalizzato in maniera incalzante. Segue Val's
Cabin, con il quale Laurie ci fa dono di un suo caro ricordo d'infanzia.
Quindi una semplice, dolcissima canzone d'amore, un'altro tentativo di
riconquistare ciò che si è perduto. Ancora amore in Swept Away, veloce
nel suo procedere, con un grande Peter McLaughlin alla chitarra.
Sonorità mexican invece
nel successivo pezzo, una canzone dedicata alla sua California. Splendida
Who Will Watch The Home Place di Kate Long, triste come un'addio. Marcatamente country You'll Be
Leaving Me, può ricordare i classici di Patsy Cline, Loretta Lynn, Brenda
Lee o Kitty Wells. Con Still A Fool si viaggia verso le paludi della
Louisiana.
Anomala e difficile The
Long Way 'Round è una canzone stilisticamente indefinibile. The Mill
è il pezzo a-cappella che ci aspettiamo dai Grant Street, un gospel dal testo
forse un po' più ricercato rispetto alla media offerta da questo genere.
Slow Learner è country up-tempo, che induce al
movimento. Chiude la splendida Here Comes The Rain, dai toni alterni,
spezzata dall'efficace armonica di Norton Buffalo e dalle percussioni di Joe
Craven e Michael Spiro. Intorno a lei Mike Marshall (anche cooproduttore del
progetto), Todd Phillips, Rob Ickes, Jim Nunally, Paul Van Wageningen, Sylvia
Herold, Michael Spiro, Bradley Jaye Williams, Ned Boynton, Kevin Mummey, Suzy
Rothfield Thompson, David Balakrishnan, Scott Nygaard, Joe Craven, Norton
Buffalo e la sua inseparabile Grant Street: Tom Rozum, Cary Black, Peter
McLaughlin.
La raccolta è composta da
13 gemme di grande eleganza. Un'opera nata per sedurre ogni cuore, anche il più
inflessibile. Il coinvolgimento emotivo anche questa volta è assicurato; niente
di meglio potevamo aspettarci in attesa di incontrarla personalmente una seconda
volta.