HERSCHEL SIZEMORE, "Back In Business", Hay Holler Harvest
CD-105
Seconda prova per i Front
Range, giovane band del Colorado prodotta e sostenuta da Charles Sawtelle. Il
primo album dei quattro non mi aveva troppo entusiasmato, anche se gli elementi
per un giudizio positivo c'erano (se non ricordo male).
La seconda puntata trova
il mio giudizio immutevole come la Rocca di Gibilterra, ma con punte lievemente
più estreme, e credo di dovermi spiegare meglio. Resto convinto che i quattro giovani
montanari siano in possesso di belle voci, specialmente il chitarrista /lead
singer /presumibilmente leader Bob Amos, e le sappiano usare nel modo migliore.
Resto parimenti convinto
che strumentalmente la band sia molto adeguata, uniforme e valida, ma anche che
potrei vivere benissimo senza il banjo di Ron Lynam: non so se sono tarato male
io, ma quando uno suona come avrebbe potuto fare chiunque, e dico chiunque,
circa quindi anni fa, dopo un ascolto eccessivo dell'avanguardia bandistica di
allora (Keith, Trischka, Arnold, Munde, un giovane Fleck, magari anche Robins)
e dopo troppi spinelli, allora quel banjoista a me (ripeto: a me) non piace.
Se qualcuno si identifica
ancora con quel modo scaloso e sbrodoloso di suonare allora okay, Ron Lynam è
il suo possibile idolo per gli anni '90: not for me, though... E a Ron suggerirei
un ascolto/studio di gente dotata di timing di quello tosto (specie nei pezzi
medio-lenti), tipo i soliti banjoisti dei Quicksilver, o Sammy Shelor, o chiunque
abbia ben chiaro che esistono solo due tipi di timing: giusto e sbagliato.
Tiremm innanz: Bob Amos
scrive belle canzoni, e lo fa tanto (6 pezzi su 13 non sono male), e lo fa basandosi
un po' tanto sul lavoro di Tim O'Brien, il che va bene in qualche misura (ho
detto Tim O'Brien, mica Felix Pappalardi!), ma a tratti rischia di sconfinare nell'imitazione,
soprattutto se alla somiglianza compositiva si somma un po' di affinità interpretativa,
know what I mean?
E anche qui mi
riconfermo, tenace. Ma in questo continuo darmi ragione trovo anche le ragioni
per un giudizio positivo: alcuni pezzi, come The Hills That I Call Home
o So Many Pathways (chissà perché una canzone così bella è messa alla fine?)
di Bob Amos, o Cold North Winds sono ottimi esempi di bluegrass
contemporaneo, e gli arrangiamenti di Over In The Gloryland (a capella,
senza il solito andazzo tipo marcetta) o Sunny Side Ot Life sono
originali e gradevoli.
Ron Lynam penserà forse
che ho qualcosa contro di lui, ma False Summit, strumentale da lui
scritto, e Plains Of The Buffalo, che lui canta e che avrei lasciato volentieri
ai vecchi album Folkways di Pete Seeger, sono le uniche due cose che preferisco
saltare (ah, il telecomando!). Il resto dei pezzi è adeguato, come più che
adeguato è in fondo tutto l'album. Non proprio da raccomandare, ma nemmeno da sconsigliare,
santoddio: se tutti i gruppi bluegrass di oggi fossero come Front Range non
saremmo messi male, complessivamente. Certo che quel Lynam... Mah!
Red River Valley -
Back To Red River /The Hills That I Call Home /Maybe This Time /Two Empty Arms
(And One Broken Heart) /False Summit /I've Always Been A Rambler /Over In The
Gloryland /Forever By My Side /Cold North Wind /Sunny Side Of Life /Plains Of The
Buffalo /Please Joanna /So Many Pathways