Saturday Night & Sunday Morning
Artista : Ralph Stanley  
Label: Freeland 9001
Anno: 1994

Stile:
Bluegrass Gospel
di Silvio Ferretti
Recensioni a cara di Martino Coppo, Paolo Èrcoli, Maurizio Faulfei e Silvio Ferretti

E c'è cascato anche il vecchio Ralph, orgoglioso e tenace difensore del più tradizionale Stanley Sound, e apparentemente affezionato al suo 'quick-style' di registrare dischi ('fast grass'?...) ma pur sempre umano e, ammettiamolo, debole. Tutto ciò per dire che anche Ralph Stanley ha ceduto al vezzo di fare un album con tanti ospiti, e per giunta importanti, e per giunta anche commercialmente molto appetibili, e colmo dei colmi è un album doppio che non oso pensare quanta produzione e quanta registrazione abbia portato via!

Meno male che a produrre ci ha pensato la famiglia Freeland (Charles, Dick, avete presente i vecchi dischi Rebel, o Bluegrass Unlimited? Ecco, loro), e tutto è finito in un doppio CD della neonata etichetta Freeland Recording Co. Parliamone: i sunnominati ospiti sono tanti, e illustri, e preferisco parlarvene pezzo per pezzo (o quasi).

II CD 'secolare', cioè Saturday Night, inizia con la presentazione della band di base, naturalmente i Clinch Mountain Boys versione 1993, grintosi come sempre in Mountain Folks, con vecchio e nuovo fiddler (fuori Curly Ray Cline, dentro Art Stamper: non cambia niente...), e con un incontenibile Ernie Thacker (grasso, enorme, ma potentissimo).


Quindi il primo ospite illustre, Dwight Yoakam, che qui scivola in una Down Where The River Bends che ci lascia perplessi: chi non conoscesse Yoakam, per favore, lasci perdere, e vada direttamente al secondo CD, dove Miner's Prayer (scritta da Dwight per il suo storico album Guitars, Cadillacs etc.) potrà far sapere anche a loro che il ragazzo è un grande.

Ulteriori tre minuti di perplessità con Old Man's Tears, in cui un recitante (!...) Ralph rovina il duetto di Emmylou Harris e Judy Marshall, e per fortuna arriva Ricky Skaggs che solleva tutto con All I Ever Loved Was You (e l'ha scritto mamma Dorothy, vuoi che non la canti bene?).

Nuovo colpo alle nostre già vacillanti certezze con Midnight Storm, grande canzone su cui, però, Ralph e il produttore Charles Freeland dimostrano che si può anche riuscire a sprecare una voce come quella di Vince Gill, facendogli cantare un anonimo e mal mixato high baritone (e non sentitelo in cuffia, che è ancora peggio!). Dico: Vince Gill!


Jimmy Martin ci ricorda che sa ancora cantare All The Good Times come 40 anni fa, il che va preso così com'è, ed ecco che Ralph torna ad insistere sul concetto del recitativo, chiocciando le parole del coro di I Never Will Marry sulle dolcissime armonie vocali di Emmylou e Judy (qui si salva un po' di più la baracca, perché il recitativo è confinato al coro, ma perlamadonna!).

Non so se l'avete intuito, ma a questo punto abbiamo totalizzato ben tre pezzi in 3/4 di fila, e se trascuriamo l'intermezzo di una normale Banks Of The Ohio cantata da Charlie Waller (puoi farlo tranquillamente, Alfredo...) arriviamo a 'sette' di fila con i quattro pezzi successivi. Produzione!...

Per fortuna i quattro pezzi in questione sono cantati da Charlie Sizemore (che adoro), ancora Ricky Skaggs, Tom T. Hall (mai troppo poco lodato, ancorché non molto famoso qui da noi), e Patty Loveless (solo nel coro di I'll Never Grow Tired Of You, da lei già inciso anni fa).


Larry Sparks fa bella figura con la poco nota All The Love I Had Is Gone di Roy Lee Centers, e George Jones non è male subito dopo, anche se la sua voce per me non c'entra niente con lo Stanley Sound (ma 'Possum' è sempre grande).

Papá Bill canticchia il suo usuale tenor in Letter From My Darling, e ancora una volta non capisco perché Big Mon renda molto di più dal vivo, oggigiorno, che nei dischi, in cui suona sempre flebile e quasi stentato.


Passiamo così all'album gospel, ovviamente Sunday Morning, dove con 'gospel' come sempre si intendono tante cose, oltre alla religione in senso stretto. Biglietto da visita dei C.M.B. con I'll Pass Over Thee, quindi la classicissima Rank Stranger per la voce di Tom T. Hall, e torniamo a sprecare Vince Gill in Let Me Walk Lord By Your Side: roba da matti

Ancora Monroe-con-la-flebo nella sua I'll Meet You In Church Sunday Morning, poi la succitata e sullodata Miner's Prayer, che Dwight Yoakam rende meglio in versione bluegrass, a mio parere, che nell'originale, e una The Fields Have Turned Brown un po' superflua nell'interpretazione routinaria di Charlie Waller (con Judy Marshall). La quale Judy Marshall, invece, scintilla in compagnia di Alison Krauss nella successiva Heaven's Bright Shore, in tempo per ripiombare nel normale con il Larry Sparks di Going Up Home...: andatevi a risentire come la facevano Emmylou e Ricky Skaggs, e già che ci siete tiratevi su il morale con lo stesso Ricky in The First Step To Heaven, che segue: il ragazzo sarà partito di testa, forse, ma canta sempre da dio.


Troviamo ancora Alison Krauss e Patty Loveless in Sailing Home, e sono davvero brave, ma assistiamo inermi ad un altro spreco di talento con una Angel Band in cui George Jones e Vince Gill non possono, poverini, combattere contro una produzione un po' idiota (scusate, frettolosa).

Alison e Judy ancora, in Vision Of Mother, un Jimmy Martin solito in The Old Crossroad, e ancora Charlie Sizemore grande con la conclusiva Little Bessie.

Banjo scoppiettante nei momenti giusti (e inutile negli altri) e tenor da old-man-of-the-mountains forniti ovunque da Dr. Ralph, per la gioia dei fans dello Stanley Sound.


E per me un giudizio conclusivo non molto facile: il progetto è ambizioso, ma avrebbe potuto (e dovuto) essere realizzato meglio, visto l'incredibile numero di 'pezzi da novanta' presenti in studio, e ancora una volta si dimostra che il talento degli interpreti non basta da solo a produrre un bel disco. Non oso pensare ai brividi che la voce di Vince Gill mi avrebbe dato se solo il suo high baritone fosse stato registrato contemporaneamente al tenor di Ralph, e mixato con un po' di cervello (già, ma da noi non si è abituati a queste sofisticatezze da Nashville, da noi si registra tutti insieme, in quattro ore 12 pezzi già mixati, e sovraincidere fa casino...), e so che sarei svenuto se Vince e Patty avessero potuto cantare nello stesso pezzo (a tenor e high baritone), e non posso figurarmi cosa avrei fatto se a George Jones o Tom T. Hall fosse stata affidata una Nobody Loves You Darling o I'll Take The Blame. Misteri che non sta a noi tentare di spiegare. Però un po' ho ragione ad incazzarmi, voi che ne dite?


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