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Con tre
dischi alle spalle e vent’anni passati a suonare in fumosi bar degli Sates,
David Olney ci offre Roses, un CD tanto particolare quanto bello.
Prodotto
da Tommy Goldsmith e Jim Rooney, i quali hanno scelto degli ingegneri del suono
di gran talento, a partire da quel mago di Rich Adler, il disco richiama
l’attenzione degli amanti di country e bluegrass grazie ad alcuni musicisti a
loro cari: Roy Huskey Jr., Kenny Malone e lo stesso Jim Rooney. Particolare
dicevo, per la varietà e soprattutto per le buone idee del versatile Olney, che
riesce a essere un poetico honky-tonker del Texas, un bluesman del Mississippi,
un cantautore metropolitano, un musicista senza confini geografici e
stilistici.
E David
Olney si fa apprezzare proprio per la sua capacità di rendere i diversi generi
della tradizione una cosa sola. Townes Van Zandt, Butch Hancock, Lyle Lovett,
Leon Redbone, Guy Clarck, John Prine e Tom Waits abitano tutti dalle parti di
David Olney; lì ci sono arrivati dopo lunghi viaggi. Chiunque di noi può
andarci, basta una valigia piena di vita e la sensibilità per riuscire a
guardare attraverso le cose.
Dedicato
a chi ama la notte.
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