Moonlight Becomes You
Artista : Willie Nelson  
Label: Justice JR 1601-2
Anno: 1994

Stili:
Outlaws
Traditional Country
di Dino Della Casa
ascoltare solo "Rocky Top" o "Fly-ing South to Dixie", tutt'altro, ma nemmeno 40 minuti di sedazione profonda

Esulta popolo outlaw: Willie's back! A distanza di neanche un anno dal suo strepitoso album-tributo ai sessant'anni inciso per la Sony Records, Willie torna a noi sulla neonata Justice Records. E' lui stesso a spiegarci che il motivo di questa sua uscita per una sconosciutissima indie va ricercato nel repertorio con il quale Willie si cimenta questa volta. Una serie di classici anni '40 e '50, con due sole songs firmate da lui ed entrambe presenti nel suo Yesterday's Wine datato 1971.

La poca 'commerciabilità' dei brani ha suscitato la perplessità dei dirigenti delle majors, come già era successo per Stardust nel 1978, ma la caparbietà del nostro texano aveva avuto la meglio ed il disco era diventato doppio platino. In questa occasione Willie rinnova la propria determinazione e fiducia in se stesso e se Maometto non va alla montagna...


La registrazione è tecnicamente strepitosa ed alcuni ospiti di eccezione impreziosiscono il CD in questione, fra i quali il chitarrista country-jazz Freddie Powers, già collaboratore di Merle Haggard e di Rattlesnake Annie McGowan. Ascoltate la sua chitarra (anche solista, nonostante nei 'credits' figuri solo come ritmica) in Please Don't Talk About Me When I'm Gone - uno dei momenti migliori dell'album - e Everywhere You Go.

Ancora il grande Johnny Gimble, decano dei Texas fiddlers, presta il suo strumento e la sua voce (corista) nell'arcinota Sentimental Journey: brividi a go-go!

Manca la band che solitamente accompagna Willie, ma la voce del nostro Red Headed Stranger è su livelli che il mio impianto da tempo sognava, ancora Please Don't Talk About Me When I'm Gone e Have I Stayed Away Too Long su tutte.


Già da tempo Willie non è più un cantante country; potremo anzi dire che il suo periodo più squisitamente country sia culminato nel 1973 con lo stupendo Red Headed Stranger, scarno nella sua purissima semplicità. Vero è che il nostro ha saputo innalzarsi al disopra dei confini dei singoli stili musicali per trasformare ogni sua interpretazione in 'a Willie Nelson song', rendendo cioè estremamente personale la sua resa di qualsiasi brano. La voce di Willie Nelson è cosi personale che non le si può restare indifferenti: come per quella di Springsteen o di Dylan, la si ama sconfinatamente o la si detesta, non sono ammesse mezze misure.

Esistono voci che suonano amichevoli e rassicuranti, serene ed affidabili a ciascuno di noi: le mie orecchie considerano la voce di Willie Nelson la più cara in assoluto.


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