Ricordo che i suoni sono belli (e quando mai non lo sono
In italiano diremmo
‘bluegrassa’: bluegrass al femminile. Le New Coon Creek Girls, dopo vari
avvicendamenti, tipici di tutte le bands di bluegrass nostrane e non, hanno
sfornato quest'anno un CD davvero degno di nota. Su Bluegrass Unlimited sono presenti,
questo mese, al dodicesimo posto nella classifica ‘Top bluegrass album’ ed
addirittura all'ottavo posto nella classifica dei singoli con la title track, a
dimostrare la validità di questo prodotto che si presenta ben assortito, ben
eseguito e cantato tanto bene da risultare estremamente piacevole anche a chi,
come me, non può definirsi grande estimatore di voci femminili nel panorama
country e bluegrass.
Ho sempre ritenuto che la
maledizione delle musiciste bluegrass sia dovuta alla difficoltà di dare il giusto
‘tiro’ ai pezzi (...non siate maliziosi, per favore) in questo caso però sono
costretto a ricredermi, vista l'accuratezza delle esecuzioni che farà
sicuramente invidia a molti maschietti.
Molto ben curati anche i
suoni di questo album che, come è noto, aiutano molto a mettere nella giusta
luce la perizia tecnica di queste signorine le quali, pur senza strafare con
assoli mozzafiato, si dimostrano tutte all'altezza della situazione. Ho dovuto proprio
aprire il classico uovo per trovare l'altrettanto classico pelucco che mi
consiglia di riconoscere che l'unica di queste musicaste che possa lasciare un
poco dubbiosi è la mandolinista Pam Perry che fra l'altro credo essere, insieme
alla bassista Vicky Simmons, fra le fondatrici del nucleo iniziale delle New
Coon Creek Girls, quando ancora incidevano per la Rutabaga Records.
L'album si apre con la
strasentita Fireball Mail e prosegue con pezzi nuovi: alcune composizioni
originali, un Ralph Stanley (Little Willie) ed un interessante arrangiamento
in chiave folk del famoso pezzo di Jean Ritchie The L&N Don't Stop Here
Anymore, tutto questo abilmente intermezzato da un paio di gospel eseguiti
a cappella che svolgono la funzione della ciliegina sulla torta.