Keith Whitley - A Tribute Album
Artista : A.A.V.V.  
Label: BNA 66416-2

Stile:
Traditional Country
di Silvio Ferretti
fra i ricordi di un attempato cowboy che sogna il passato ad occhi aperti

Chi mi conosce o legge con regolarità sa che sono malato di Keith Whitley, letteralmente stregato dalla sua voce, dedito ad una forse poco sensata raccolta di tutto quanto Keith ha registrato, e apparentemente ancora in grado di rattristarmi al pensiero della sua tragica scomparsa. Sono passati 6 anni e più dal 9 maggio '89, e un ‘tribute album’ di 13 pezzi (4 dei quali cantati dallo stesso Whitley) si aggiunge ad un album e ad alcuni single postumi.

Voluto dall'ultima signora Whitley, Lorrie Morgan, e prodotto da Randy Scruggs, A Tribute Album vede la partecipazione di Alan Jackson, Diamond Rio, Tracy Lawrence, Alison Krauss & Union Station, Daron Norwood, Ricky Skaggs con Shenandoah, Joe Diffie, Mark Chestnutt e vari altri ospiti, oltre al ripescaggio di alcuni inediti dello stesso Whitley, e grazie all'oculata produzione e ad interpretazioni di tutto rispetto ha già scalato le classifiche: il solo single di Alison Krauss, When You Say Nothing At All, ha già superato il milione di copie vendute.


Sinceramente, però, per quanto belle possano essere le canzoni e bravi gli interpreti, penso si debba evitare di cedere alla tentazione di fare confronti, diononvoglia addirittura ascoltando queste cover subito dopo agli originali... Non credo sia solo frutto di fanatismo l’affermare che pezzi come Don't Close Your Eyes, Ten Feet Away, I’m No Stranger To The Rain, la stessa When You Say Nothing At All, e soprattutto I Never Go Around Mirrors siano ormai indissolubilmente legati alla voce inimitabile e all'interpretazione personalissima perché davvero vissuta di Keith.

Bene ha fatto Skaggs, che qui canta una All I Ever Loved Was You (peraltro firmata da mamma Dorothy) che con Whitley c'entra solo perché da lui cantata ai tempi della sua militanza con Ralph Stanley.


Non se ne abbiano gli ottimi Jackson, Lawrence, Krauss eccetera, ma Keith era proprio un'altra cosa, e qui lo dimostra, postumamente, con una pacata e quasi ironica Charlotte’s In North Carolina e, soprattutto, con una I'm Gonna Hurt Her On The Radio, canzone (se vogliamo) non eccelsa, ma proprio per questo in grado di dimostrare che Keith avrebbe potuto stregarti anche cantando le Pagine Gialle di Frosinone (provincia).

Un CD così mi sta bene, per insistere sulle mie idiosincrasie, per la A-7 alle 2 di notte o la coda dell'ora di punta, ma qualsiasi tributo a Keith Whitley non può che fare sentire la mancanza dell'originale. Peccato.


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