DOUG SAHM: "The return of Wayne Douglas" (Evangeline 4008)
Considero Doug Sahm uno
dei più grandi musicisti, nel senso più completo del termine, e 'antipersonaggio'
che il rock abbia mai avuto, sicuramente il meno 'cantato', almeno in
proporzione ai meriti, eroi della musica texana. Premesso questo, affrontiamo
la sua ultima fatica: The Return Of Wayne Douglas (che è il suo 'country
nick-name'). Si tratta del suo primo progetto in chiave interamente country,
uno dei tanti amori musicali di questo poliedrico personaggio che, nella sua
lunga carriera, ha interpretato di tutto.
Se il suo grande amore
poteva essere considerato il blues del Texas, cosa dire del rock & roll,
del r&b, del tex-mex, e delle svariate commistioni di questi generi che
hanno caratterizzato i vari periodi della sua carriera. Anche il country, al
pari del periodo folk-rock dei 70's, che oggi potremmo definire antesignano
delle sonorità roots, ne era parte integrante e vitale, ma Dough non aveva mai
registrato un disco di pura country-music.
Questo progetto,
autoprodotto per la sua Tornado Records, pone uno degli ultimi e brillanti
tasselli in un mosaico musicale che difficilmente altri personaggi saranno in
grado di comporre, anche in 40 anni di carriera.
In un'opera di
scintillante bellezza, fresca, dalle sonorità immortali, riascoltiamo la
familiare voce interpretare vecchi e nuovi suoi brani pervasi da
un'inarrivabile country-feeling, quasi si esprimesse da 'specialista' del
genere.
Ben coadiuvato da una
formazione che comprende Tommy Detamore, steel guitar, Bobby Flores, violino,
(che costituiscono la struttura portante del suo country-sound), David Carroll
e Dan Dreeben, sezione ritmica, e da ospiti-amici come Ronnie Huckaby e Augie
Meyers, tastiere, Bill Kirchen e Clay Blaker, chitarre, Dough celebra un
ritorno con un definitivo addio. R. I.P..