HUGH MOFFATT: "Ghosts of thè music" (Brambus 199810)
Vengono dall'Arizona e
sono una band cosmopolita che ospita nelle loro fila musicisti provenienti dalle
culture più disparate. E' così che nei Mollys, troviamo un'irlandese dal nome
Nancy McCallion, una ragazza messicana, ovvero Catherine Zavala ed un musicista
dalle origini norvegesi, tal Dan Sorensen, tra gli altri. Mischiando i Los
Lobos a Casadei, ed i Pogues alle polke romagnole, i Mollys sono giunti al loro
sesto album, proponendoci un'interessante miscela fra folk e tex-mex, che si
sviluppa attraverso polke e mazurke dal sapore campagnolo.
Intendiamoci, talvolta si
esagera esaltando bands del genere solo perché provengono da oltre oceano,
dimenticando che il liscio nostrano di Casadei, Castellano e Pasa, non si
discosta poi di tanto da questo tipo di folk. Comunque i Mollys ci mettono del
loro, e sono una banda piacevole, che attinge molto dalla musica irlandese e da
quella texana-messicana.
Fisarmoniche a tempo di
walzer, deliziosi duetti vocali e accordion spumeggianti si sprecano in questo Moon
Over The Interstate, The Sierra Madre, Up Spoke The Baby o Dance
With Me Johnny, sono ballate divertenti e piene di brio, ideali da
ascoltare mentre si mangia un panino al prosciutto con un buon bicchiere di
vino rosso. La celebrazione del liscio romagnolo made in Usa si ha nel lungo
medley (nove minuti), comprendente Holding On/l Want To Polka/Skoda
Lasky/Beer Barrel Polka/Carnival Mundo, all'ascolto del quale nessuno
riuscirebbe a stare fermo sulla sedia.
E' ovvio che nel vasto
panorama americano delle indies c'è di meglio, anche se i Mollys si ritagliano
degnamente il loro spazio; attenzione, però, a non farsi abbagliare dalle bands
che sembrano originali solo perché escono dai canoni tradizionali del rock.