Calvin Russell non si
integra nella logica del credo nel Big Money, il successo finanziario e
nell'arrampicata sociale. Il suo essere qualcuno è tutto nello sguardo,
drastico e fiero di A Crack In Time, undici canzoni nate sulle stesse
linee di sangue di Terry Allen, Town Van Zandt e Joe Ely. Da loro ha imparato e
continuato l'arte di un songwriting povero ed essenziale. Ed è una poesia amara
quella che si può ascoltare in Behind The 8 Ball, o di Little Stars,
breve e illuminante dissertazione sulla relatività del concetto di vittorie e
sconfitte.
Ma se i testi -
multinazionali permettendo - meriterebbero una traduzione completa per una
migliore fruizione, la musica non ha bisogno del vocabolario e A Crack In
Time parla forte e chiaro. La title track e Nothing sono ballate
asciutte introdotte e solcate da filamenti di sax; North Austin Slim, Living
At End Of The Gun e I Should Been Home sono elettriche, pulsanti con
la chitarra di Gary Craft libera di graffiare, e Moments ha la forma
elementare della canzone tradizionale, con violino e pedal steel.
Il pezzo migliore è
comunque My Way, una lunga ballata pianistica dal crescendo vigoroso.
A Crack In Time soffre unicamente della precarietà
di cui si fa portavoce, perché avesse qualche mezzo in più a sua disposizione
di quelli che può offrire l'esilio beneamato della New Rose troverebbe ben
maggiore risposta oltre a quella dei desperados cui serve una frontiera per
fuggire ogni notte. Meglio liberi a Parigi che in galera nel Texas, allora, e
comunque per Calvin Russell, l'alternativa è vivere per il gusto di vivere,
guardando disincantato le nevrosi americane, l'FBI, Austin e tutte le altre
piccole cose del mondo srotolarsi davanti.