Continua l'evoluzione
artistica di questa cantautrice dell'lndiana della quale abbiamo avuto il
piacere di seguire il cammino dagli esordi con An Angel At My Shoulder.
L'angelo custode dei cantautori non si è mai levato dalle sue spalle perché la
ha accompagnata in un crescendo espressivo come interprete, per non parlare
dell'inesauribile vena creativa dell'autrice. Quello che stupisce in My True
Name è la capacità di Carrie di affrontare con grande naturalezza, e sempre
con ottimi risultati, folk-ballads, rock songs, brani dalle influenze country,
gospel. Ed in ogni songs, sia nei più semplici arrangiamenti acustici, This
Long, la pianistica My True Name, che fanno capolino tra le sempre
più corpose e appassionate ballads, dove, tra centrate sonorità elettro
acustiche troviamo una vasta gamma di soluzioni strumentali, colpisce la
qualità della scrittura. Se l'ipotetico modello è la Carpenter, non siamo
lontani dal punto di vista qualitativo.
L'ex-vocalist dei Stone
Soup, grazie alla sensibilità della Philo verso il cantautorato d'autore di
matrice folk, di recente si è vista ristampare anche il lavoro solo degli
esordi, Vision And Dreams, con l'aggiunta di inediti, celebra i 15 anni
di attività come meglio non si potrebbe.
Carrie confeziona
un'opera matura, intelligente, introspettiva, piena di poesia come di passione.
Ogni canzone lascia il segno tanto per la melodia quanto per i testi, che
rivelano un personaggio in grado di unire sensibilità e cultura, cuore e
cervello, come raramente è dato di ascoltare. Alla luce di un album come
questo, ed anche del precedente My Father's Only Son, mi sembra
riduttivo, ed ingiusto, descriverla come l'epigono di qualcuno, bisogna
iniziare ad evidenziare i valori poetico-musicali autoctoni che vanno al di là
della professionalità e della bella e duttile voce.