Austin, Texas Through The Eyes Of Terri Herbert
Artista : A.A.V.V.  
Label: CSC CD 1027
Anno: 2002

Stili:
Honky Tonk
Traditional Country
di Dino Della Casa
CHUCK PYLE

L’album in questione, più che un tributo, è un atto di amore imperituro, la dimostrazione di quanto un uomo possa arrivare ad amare una donna, indipendentemente dal fatto che il ‘lui’ in questione si chiami Dale Watson, pilastro portante dell’attuale Texas honky-tonk sound e la ‘lei’ sia la sua ragazza, Teresa ‘Terri’ Herbert, tragicamente morta la sera del 15 Settembre 2000 in un incidente automobilistico, mentre si stava dirigendo ad un concerto dello stesso Watson, che è stato raggiunto dalla ferale notizia mentre si stava esibendo sul palco. A seguito dello shock che lo ha profondamente prostrato, Dale ha tentato il suicidio, fortunatamente senza conseguenze ed ora sembra aver comunque riacquistato una certa serenità.

Quanto l’accaduto lo abbia in ogni caso segnato è testimoniato da questo progetto – da lui coordinato e prodotto – che raccoglie il tributo di alcuni musicisti texani grandi e piccoli a questa ragazza prematuramente scomparsa. Tutti gli artisti coinvolti hanno donato il 100% dei loro introiti e del loro tempo dedicato alle registrazioni (Willie Nelson ha anche reso disponibili gratuitamente i suoi studi di Arlyn e Pedernales) alla Teresa L. Herbert Memorial Foundation, fondazione a scopo benefico a lei intitolata.

Dale Watson ha poi realizzato un album solista di canzoni scritte appositamente per lei e significativamente intitolato Every Song I Write Is For You (CSC CD 1024). L’apertura è opera dello stesso Watson che esegue una toccante Teresa Lynn, espressamente dedicata alla ‘sua’ Terri con voce rotta dall’emozione, ma sempre eccezionale. Sempre Dale è interprete della romantica Forever Valentine, piacevolmente demodé con tanto di sax e pianoforte molto discreti in sottofondo: tipica canzone ispirata ai primi anni ’60 ed ai balli lenti dove i ballerini stavano vicinissimi (bei tempi andati…). La performance della chitarra solista è da antologia.


Blue Eyes è ancora opera di Dale Watson ed è evidentemente una eccellente country song dedicata ad hoc agli occhi azzurri di Terri. In chiusura di album Dale riappare con un western-swing stupendo che non deve tuttavia suonare irrispettoso per via del suo stile spumeggiante.

Kelly Willis va a ripescare The Circle Song, un brano dei Byrds a firma Gene Clark ed originariamente incluso nel loro reunion album del 1973 (Asylum SD-5058) dandone una versione dolcemente ritmata e sicuramente in sintonia con il progetto.

Lo sconosciuto Seth Walker (il nome però sta girando da qualche tempo nei circuiti di Austin) ci propone un paio di brani: la sua Goin’ With The Grain dall’andatura graziosamente a metà fra il folk ed il blues, con una voce molto particolare, vicina stilisticamente a Ramblin’ Jack Elliott e l’accelerata Without You, con tanto di organo in sottofondo.

La band dei Reckless Kelly, alfieri di un country a metà strada fra la tradizione e la novità, esegue I Still Do, tratta da Millican, il loro album di esordio datato 1997: esercizio di maniera, piacevolmente grintoso, ma forse un po’ fuori luogo nel contesto in questione.

Anche George Devore è un nome nuovo, ma già l’introduzione chitarristica e l’uso della voce nella sua Standing Right By Me fanno presagire un futuro quanto meno interessante.

Un’altra cover d’autore è rappresentata da Beautiful (Carole King), riproposta dalla sconosciuta Andra Mitrovich, dotata di una vocalità matura e grintosa, per certi versi vicina ad una Bonnie Raitt un poco meno bluesy, che si ripropone anche con Sometimes.


Matt Powell non è un esordiente (ha al suo attivo tre albums) ed in questo contesto ci propone un paio di brani country-oriented di presa sicura. I’ve Broken Her Heart Again ha il passo tipico dell’outlaw country e sarebbe certo piaciuta al vecchio Waylon, mentre Rooms è una ballata introspettiva e delicata ed entrambe sono opera sua.

In chiusura di recensione – la sequenza dei brani non è stata rispettata - ho voluto tenere una remake ‘eccellente’: Farther Alone interpretata da Willie Nelson. Il titolo è una parafrasi del titolo originale, Farther Along, che nella traduzione potrebbe suonare come ‘Ancora Più Solo’, a testimonianza della sensazione di irrimediabile solitudine, perdita e distacco tragico che Terri ha lasciato nel cuore e nella vita di Dale. Willie sarebbe grande anche se recitasse le Pagine Gialle, quindi quando ci mette anche del suo (ascoltate il suo tocco sulle corde di budello di Trigger, sua fidata e vetusta chitarra) capirete che l’operazione non può fallire.

Un progetto cresciuto all’ombra dell’amore fra un uomo e la sua donna, un sentimento antico quanto il modo, ma che si rinnova ogni volta che due sguardi, fino a poco prima estranei fra loro, si incontrano e non si lasciano più. Un pegno d’amore a testimonianza di un sentimento vero e puro: prendiamo esempio.


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