Dopo il successo di Ashokan
Farewell (premiato con un Grammy) e di tutta la colonna sonora di Civil
War (il serial televisivo di Ken Burns che tanto successo ha avuto negli
USA), Jay Ungar e Molly Mason proseguono il loro viaggio nella tradizione
nordamericana bianca. Questa volta affiancando Sir James Galway, uno dei più apprezzati
flautisti classici, già compagno d'avventure 'folk' dei Chieftains, una ventina
d'anni fa.
L'idea è quella di
rispolverare alcuni classici della 'american tradition', coprendo quasi
tutto il territorio dell'Unione, dal New England al Texas, dalle Appalachian
Mountains alle pianure del Mid West. Lo stile è quella sorta di old time da
camera che Ungar ha riscoperto e che tanto bene aveva eseguito un'altra famosa
coppia di coniugi, altresì innamorata delle radici old timey. E cioè quella
formata da Norman & Nancy Blake, ai tempi del Rising Fawn String Ensemble.
Tanto che, non a caso, Ungar e Mason chiamano ad aiutarli (tra gli altri) il
bravissimo mandolinista Peter Ostroushko, ai tempi (insieme al violinista James
Bryant) fidato collaboratore proprio dei Blake.
E così, il flauto
nord-irlandese di Galway si sovrappone (ma neanche tanto) al violino di Jay e
alle dolci melodie cantate da Molly in una deliziosa, raffinatissima sequenza
di tredici brani che si ascoltano piacevolmente anche se non si è propriamente
innamorati delle roots. Il tono, infatti, è rilassatissimo, la registrazione
pulita e le esecuzioni impeccabili: a volte, quasi, sembra di trovarsi di
fronte ad una produzione classica. Ma laddove si ritrova il gusto del
tradizionale (vedi il bellissimo medley Presidential Hornpipes o anche
la saltellante Bound For California) il tutto migliora notevolmente. Ad
un'eccellente versione della struggente ballad Pretty Saro (cantata
benissimo a due voci da Molly e da sua figlia Ruth) fa da contraltare una
suggestiva versione strumentale della superclassica Amazing Grace. Che
chiude l'album in modo poeticamente significativo.