Bluegrass 2000
Artista : A.A.V.V.  
Label: Pinecastle PRC 1097
Anno: 2000

Stili:
Bluegrass Moderno
Bluegrass Tradizionale
di Aldo Marchioni
AAVV - Bluegrass 2000

Potrei semplicemente scrivere “Sesto capitolo della serie di album strumentali Bluegrass … di Pinecastle”, e con questo chiudere. Ma, in effetti, c’è qualche cosa da segnalare, rispetto ai precedenti capitoli della saga curata da Scott Vestal. Limitiamoci a confrontare questo del 2000 con il precedente, targato ’99.

Il personale vede diversi cambiamenti: accanto ai confermati Scott Vestal, banjo, Jeff Autry, chitarra, e Wayne Benson, mandolino, troviamo Randy Kohrs al dobro, che riempie in modo egregio le scarpe lasciate vuote da Rob Ikes, il poliedrico Mark Schatz al basso (assolutamente perfetto in un album come questo), e Ron Stewart al fiddle, che, nel tempo trascorso tra la registrazione del CD ad oggi si è guadagnato un IBMA Award proprio come fiddler.

La formula del 2000 vede una certa prevalenza di suoni progressivi rispetto a quelli tradizionali: o, più spesso, di interpretazioni contemporanee di temi tradizionali, che sono numerosi anche quando sono originali. Gli standard, quest’anno, sono pochi: Foggy Mountain Rock (non ricordavo quanto fosse divertente da suonare improvvisando), John Henry e Farewell Blues.

Più numerosi sono i pezzi originali dal suono tradizionale: come il pezzo di apertura, composto da Scott Vestal, intitolato As The Crowe Flies (notare il gioco di parole tra il cognome di J.D., e Crow, corvo): che viene eseguita esattamente come il titolo lascia intendere. Ci sono pezzi decisamente progressive, tipo Swing 51, di un certo A. Rice (Tony Rice), che l’autore avrebbe definito space (lo swing c’è, ma è decisamente del tipo jazz, non western).

Come sempre, la sequenza dei pezzi è accuratamente studiata, il che, insieme al fatto che tutti i musicisti non sono mai eccessivi, e perseguono sempre musicalità e buon gusto a scapito del virtuosismo (che si potrebbero permettere, senza ritegno), soffoca sul nascere ogni possibile barlume di noia o di semplice stanchezza.

Naturalmente, e come sempre, il suono è impeccabile: non c’è modo di trovare difetti. Le note di copertina, invece, sono ancora più stringate di quelle del ’99: solo i titoli ed i nomi dei musicisti.

Un disco perfetto, come sempre: l’unica categoria di ascoltatori che potrebbe restare delusa è quella che ha assolutamente bisogno di sentire una voce che canta.

Chi conosce la serie non ha bisogno di grandi raccomandazioni da parte mia: per gli altri, be’, non è mai troppo tardi.


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