Stars And Guitars
Artista : Willie Nelson  
Label: Universal 170340
Anno: 2002

Stili:
Country Pop
Outlaws
Traditional Country
di Ezio Guaitamacchi
Slobberbone

Tratto da uno show televisivo registrato lo scorso maggio al Ryman Auditorium di Nashville (sede del leggendario Grand Ole Opry), questo live era stato organizzato per promuovere The Great Divide. Il disco, cioè, che secondo i discografici colpiti dalla sindrome di Supernatural, avrebbe dovuto portare il nome e la musica del vecchio Willie a un pubblico di giovani. Per farlo il solito vecchio trucco dei duetti. Che non ha funzionato. Né artisticamente né (purtroppo) commercialmente. Flop su tutta la linea, dunque. Ecco allora che, per riparare, esce questo Stars And Guitars. Che, va detto subito, è meglio dell'album in studio anche se diciotto tracce con altrettanti (o forse più ospiti) sono francamente troppo. Soprattutto perché uno come Willie Nelson (come John Lee Hooker, Santana o altre leggende che, prima di lui, hanno dovuto piegarsi alla logica del duetto) non c'hanno mica bisogno della sbiadita Norah Jones o del truzzissimo Toby Keith per farsi apprezzare. Stiamo scherzando?

La musica in questo caso e per fortuna non è edulcorata come nel disco in studio: anzi, in alcuni punti rende persino giustizia al sottovalutato chitarrismo acustico di Nelson (che, per la cronaca, sta diventando ambito dai cultori del genere). Partiamo dalle cose belle, come l'iniziale, countryeggiante, Wiskey River con la seducente Sheryl Crow, la spumeggiante Maria (Shut Up And Kiss Me), con ospite Rob Thomas (unico pezzo di livello di The Great Divide) o la buffa cover della stonesiana Dead Flowers (in compagnia di Ryan Adams, Hank Williams III e del grande Keith Richards). Piacciono anche la delicata country ballad Angel Flying Too Close To The Ground con la voce di Patty Griffin e un bel solo di chitarra di Willie nonché il bellissimo duetto con Emmylou Harris (Till I Gain Contro!) e l'inossidabile Stardust cantata dal falsetto (un po' troppo arzigogolato... ma pur sempre suggestivo) di Aaron Neville.

Nota di merito a parte per la storica reunion con Ray Price, la country star texana (nella cui band Willie suonava il basso) che per prima nel 1963 portò al successo un pezzo di Nelson. E proprio quel brano (Night Life) rivive per la gioia dei vecchi appassionati.

Oltre ai già citati duetti con Norah Jones e Toby Keith, sono da dimenticare anche la versione senz'anima del super-classico Always On My Mind (con Jon Bon Jovi e Richie Sambora) e la brutta (e stonata...) cover di The Harder They Come (dal mitico film reggae con Jimmy Cliff). Abbastanza deludente persino la magnifica For What It's Worth (Buffalo Springfield) qui in duetto con Sheryl Crow. Il resto non merita, nel bene e nel male, sottolineature particolari. Chiudono l'album due classici di Willie con la Family (On The Road Again e Move It On Over).


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