Never An Adult Moment
Artista : Austin Lounge Lizards  
Label: Sugar Hill 3918

Stili:
Bluegrass Progressivo
Country Acustico
di Fabio Ragghianti
Austin Lounge Lizards

Tutto in questo dischetto contribuisce a conferirgli un’impostazione scherzosa ed ironica,a cominciare dal titolo: 'mai un momento adulto'.

La copertina ritrae cinque giovanotti sulla mezza età all’asilo che ridono seduti su seggioline troppo piccole. Si tratta di Hank Card, voce, Lex Browning, violino, Conrad Deisler, chitarra, Tom Pittman, banjo, Boo Resnick, basso. Li affiancano Paul Pearcy alla batteria e Joel Guzman alla fisarmonica.

Anche i contenuti sia testuali che musicali sono tutto fuorchè seri come si capisce dai titoli dei pezzi, tutti originali tranne l’ultimo, una cover di Terry Allen, che di ironia è un maestro. Difficile poter racchiudere il genere che si sta ascoltando sotto un’etichetta precisa. Ci si ritrova un pò di John Hartford, un pò di Riders in the Sky, in un calderone acustico di swing, tex mex, hillbilly, tango, r&b molto ben cantato e suonato da gente che si diverte un mucchio.

La voce di Hank Card è notevole, come lo sono i cori. The Beautiful Waitress di Terry Allen viene riproposta in una versione decisamente bluegrass con un ottimo Richard Bowden al mandolino e voce solista. Difficile scegliere i pezzi migliori fra gli originali perchè il livello è sempre costantemente alto: quadretti spassosi di ordinaria vita quotidiana, infarciti con arrangiamenti efficaci e rime geniali.

Dopo alcuni minuti dalla fine dell’ultimo pezzo, quando già da un pezzo avremmo dovuto spegnere, ecco venir fuori un’ultima presa in giro: una reprise di coretti e trombone.

Ma scendiamo comunque nei particolari per dare un’occhiata ai brani più significativi.

La traccia due è un buffo bluegrass a tempo medio che parla di hillbillies in una casa stregata. Le strofe sono semi-parlate mentre i coretti un pò boogie ricordano gli Hot Rize dei vecchi tempi. Il testo è organizzato come una filastrocca ed i montanari nella casa degli spiriti diventano ottanta, poi calano di nuovo a due.

La traccia tre s’intitola Forty Years Old And I’m Living In My Mom’s Garage. Un pò Eagles un pò cajun, con fiddle in prima linea, racconta appunto di un quarantenne che abita il garage di sua madre e si rilassa con i film di Godzilla e la mountain bike. Quando al mattino alla mamma serve la macchina lui deve svegliarsi e sloggiare...

Concludo segnalando la traccia sei: Big Rio Grande River, un tex-mex che parte a valzer poi diventa una polka, con accordion in evidenza, e che è una lampante citazione di El Paso di Marty Robbins. Una bella story song con tante parole spagnole e grandi cori (che tornano in tre quarti).


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