Blue Kentucky Girl
Artista : Emmylou Harris  
Label: Reprise 3318
Anno: 1979

Stili:
Traditional Country
Country Acustico
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

Dopo un paio di dischi meno country e le conseguenti critiche piovutele addosso dai conservatori, la Harris 'torna a casa' e registra un disco che nel titolo, nella copertina, ma soprattutto nel contenuto richiama le sonorità delle sue origini. Per questo motivo il lavoro segna, a mio modo di vedere, un passo indietro nella volontà di trovare nuove strade alla sua musica e le permette di rifugiarsi nell’asilo dorato della tradizione.

Apre le danze Sister’s Coming Home di Willie Nelson, gradevole up-tempo con un gran violino di Ricky Skaggs, che lascia il posto a Beneath Still Waters, ballatona dal repertorio di Dallas Frezier, che le frutta, nel 1980, un poderoso number one nelle charts country & western.

Il disco si fa dignitosamente ammirare poi per la cover di Hickory Wind di Gram Parson, resa già immortale dall’autore su Sweetheart Of The Rodeo dei Byrds, dove la voce della Harris si destreggia tra uno splendido tappeto di chitarre (sempre i fidi Albert Lee e James Burton) e un violino a 5 corde di Skaggs, e per la country version di Save The Last Dance For Me di Doc Pomus e Mort Shuman (hit dei Drifters), con il bel piano di Glen D. Hardin. Tra gli ospiti del disco c’è Don Everly a cantare un pezzo di altri Brothers, i Louvin, Everytime You Live e ne esce un’ottima prova vocale, mentre le immancabili Parton e Ronstadt cantano le backing vocals in Even The Cowgirls Get The Blues, una mid-tempo ballad che doveva essere parte di un progetto a tre voci con la Harris, mai andato in porto. La canzone è di Rodney Crowell, ennesimo fedelissimo della Harris, ed è ispirata a un racconto di Tom Robbins.

Altre canzoni del disco però sono di spessore, a partire da They’ll Never Take His Love From Me, ballata honky tonk di Leon Payne che è stata anche nell’ugola di Sua Maestà Hank Williams o la Sorrow In The Wind di Jean Ritchie (scritta per la moglie) e qui cantata a tre voci con Sharon e Cheryl White con il solo accompagnamento di Skaggs al violino e Brian Ahern al basso. Quest’ultima è realmente da brividi.

A chiudere dignitosamente un disco old style ci sono ancora Rough And Rocky con accordion e bel break strumentale e la title track che è stata un singolo dell’album, ma che, visto l’altro materiale a disposizione, c’è da chiedersi perché abbia avuto cosi tanta attenzione.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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