Up Aganist It
Artista : Peter Stone Brown  
Label: Tangible 56806-2
Anno: 1996

Stile:
Singer Songwriter
di Salvatore Esposito
Up Aganist It

L’etichetta di ‘nuovo Dylan’ è stata incollata con troppa facilità ad artisti del calibro di Dirk Hamilton, John Prine, Steve Forbert e Elliot Murphy, e nel 1996 quando uscì Up Aganist It di Peter Stone Brown fu più o meno la stessa cosa. Più o meno perché Peter, è un vero e proprio clone vocale di Bob Dylan e anche dal punto di vista musicale e lirico appare chiara la vena dilaniana del suo songwriting.

Più noto come giornalista e critico musicale Peter Stone Brown con Up Against It ha messo a segno il suo piccolo Blonde On Blonde, e con questo non vogliamo criticarne la sua mancanza di originalità ma anzi va segnalato il suo ispirato songwriting e la grande perizia negli arrangiamenti in cui si ritrovano echi dei mitici Asleep At Wheel di cui troviamo Ray Benson nelle vesti di produttore e l’ottima Cindy Cashdollar alla pedal steel. Significativo è dunque il lavoro di entrambi al sound di Up Aganist It, dove armoniosamente convivono strumenti come organo, violino, pedal steel guitar, dobro e accordion che creano un sound gradevolissimo in ogni brano.


Ad aprire il disco troviamo la divertente Matter Of The Heart caratterizzata da un bel fraseggio strumentale tra la chitarra molto byrdisiana di Paul McLaughlin e l’organo di Ron Huckaby, sin da subito così si familiarizza con i toni del disco in cui a soffici ballate elettroacustiche si alternano brani più elettrici e muscolari. Tra le ballate più intense va segnalata You Don't Have Close Your Door in cui si ritrovano echi del Dylan knopfleriano di Infidels, la dolcissima Here On Hearth dominata dall’organo di Tim Alexander e dalla chitarra di Camper Rawls e la sofferta Insificant posta in conclusione.

Sul versante dei brani più elettrici meritano una citazione la title track che oltre ad un ottimo testo ci offre una bella performance vocale di Peter, il country di Rockabilly Guy e Waitin’ For You. Il brano migliore del disco è però You’re Not There, in cui brilla un testo molto dilaniano e soprattutto l’eccellente Cindy Cashdollar alla pedal-steel.

Insomma Up Aganist It è un disco che merita di essere recuperato dal dimenticatoio e ascoltato con attenzione, in attesa che Peter prima o poi ci regali un altro disco come questo.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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