On The Divide
Artisti : Scott Vestal & Continental Divide   David Parmley  
Label: Pinecastle PRC 1054
Anno: 1996

Stili:
Bluegrass Moderno
Bluegrass Tradizionale
di Silvio Ferretti
David Parmley, Scott Vestal & Continental Divide

Acclamati come Emerging Artists of the Year dalla IBMA nel 1995, i Con­tinental Divide non hanno perso tempo a fare uscire il secondo CD, ottimo seguito del primo, naturalmente nello stesso stile e con la stessa impostazione di suono, se si eccettua la partecipazione di Larry Atamanuik alla batteria. Anni fa, voglio dire ai tempi di Flatt & Scruggs, quando un gruppo bluegrass usava un batterista su un disco, lo faceva per ‘mirare’ ad un pubblico country, e direi che qui i nostri l’abbiano pensata allo stesso modo, visto che l’impronta country di molti pezzi è decisamente più marcata (il che non dovrebbe stupire, visto che fra gli autori troviamo nomi come Harlan Howard o Jimmy Olander).


I tempi sono spesso impossibili per una band media, ma proprio per questo maggiore è la varietà del suono ottenuto, e sappiamo quanto bene renda la voce di Parmley in un contesto country (meno bene, a parere di molti, quando il suono schiettamente blue­grass potrebbe volentieri fare a meno di melismi e arzigogoli vari...). L’impostazione strumentale è poi qui semplificata rispetto ai primo CD: sono quasi esclusivamente banjo e fiddle a fare assoli, lasciando prudentemente il mandolino di Jimmy Bowen a fare solo ritmica (i rari assoli sono anche qui opera di Auhrey Haynie).


Ma se conoscete Vestal e Haynie sapete cosa i due possano fare: il ventenne fiddler è uno dei più completi stilisti oggi in circolazione, e Vestal... beh, lui è fuori dal mondo! Ora integralista Scruggs, ora lanciato in assoli mitragliati da telecaster, ora quasi pianistico in lavori accordali di rara misura, Scott è apparentemente in grado di fare in ogni momento la cosa più giusta per il suono della band. E quando a tutto ciò aggiungete voci ottime (anche se Bowen continua a piacermi poco), belle canzoni e suono perfetto, avete quello che il DJ Ray Hicks definisce “State of the art ‘90s bluegrass”, il che rende anche questo CD raccomandatissimo: se volete fare nuovi adepti alla nostra musica usate serenamente i Continental Divide come esca, e non ve ne pentirete.


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