Segundo
Artista : Cooder Graw  
di Dino Della Casa
Cooder Graw

I Cooder Graw sono in cinque e rappresentano una bellissima ed altrettanto concreta realtà musicale, che rende ancor più interessante l’attuale panorama country texano.

La singola definizione ‘country’ in effetti sta un po’ stretta a Matt Martindale (vocals, acoustic guitar), Kelly Turner (electric guitar, vocals), Joe Ammons (Drums, vocals), Jimmy ‘Url’ Whisenhunt (pedal steel guitar, tambourine, vocals) e Paul Baker (bass, vocals) in quanto il sound che questi ragazzi creano suonando – e cantando - insieme è un corposo mix di country e boogie, come ben evidenziato in brani quali 18 Wheels Of Loving o Dirty Little Hometown Girl, entrambi compresi nel CD di esordio del 1999, intitolato semplicemente Cooder Graw e prodotto da due nomi che godono di grande prestigio in quel del Texas: Ray Benson (deus ex-machina della compagine degli Asleep At The Wheel, che compare al completo in My Give A Damn Is Broken) ed Hayden Nicholas, fido braccio destro di Clint Black.

Non mancano però momenti più rilassati ed introspettivi, quali le agrodolci ballate She Loves Too Much, Two More Tears In Texas o l’amara West Texas Wind, eseguita con Kelly Willis. Le influenze del gruppo sono le più disparate, da Bob Wills ai REM ci dice il cantante solista e principale compositore Matt Martindale. “Abbiamo iniziato a suonare senza un vero progetto ed abbiamo scoperto che, come gruppo, siamo una vera forza della natura”.

Il fatto che i ragazzi, nonostante siano insieme da neppure due anni, abbiano già suonato come opening acts per gente del calibro di Robert Earl Keen, Pat Green, Jack Ingram, Jerry Jeff Walker ed Asleep at the Wheel la dice lunga sulla considerazione e sul seguito su cui possono contare.

Fino ad oggi avremmo poi aggiunto che immaginarsi di assistere ad un concerto del gruppo mentre eseguono Llano Estacado dal vivo doveva essere un’esperienza riservata ai fortunati abitanti del Texas e dintorni, ma grazie a questo nuovo album intitolato Segundo e già registrato dal vivo – quante bands semi-esordienti possono permettersi il lusso di un live come seconda prova? – possiamo avere un’idea abbastanza precisa di cosa ciò possa significare.

La band parte con una presentazione alla grande ed un altrettanto coinvolgente song – inedita – dal titolo Hurt con una steel fantastica ed un tiro vocale davvero grandi. Salty Boogie ha il sapore dei classici del passato (fratelli Bryant) ed il fatto che ragazzi giovani la conoscano e la reinterpretino in questo modo ci fa ben sperare per il nostro – e loro – futuro.

Terzo inedito e doveroso tributo alla oramai consumatissima chitarra di Willie Nelson per Willie’s Guitar, strascicata ballataccia country che ben evidenzia la steel di Jimmy Whisenhunt. Con 18 Wheels Of Lovin’ si riparte alla grande con un’appassionante truck-driving song, filone un po’ trascurato ultimamente, se si considera l’eccezione di Dale Watson.

Stesso discorso per Shotgun Wedding, tratta dal CD di esordio, mentre My Give A Damn Is Broken non ci fa rimpiangere l’assenza del gruppo di Ray Benson che l’aveva gratificata in precedenza. End Of The Raod è un altro inedito di valore, con la ritmica spezzata ed una grande voce.

L’acustica She Loves Too Much è accolta da significative urla di apprezzamento e mostra tutto il suo valore, mentre ben altro tipo di coinvolgimento emotivo scatena la seguente Dirty Little Hometown Girl, tirata al massimo e recuperata dal fortunato act one del gruppo.

Se si esclude la romantica Motel Lights, gli ultimi tre brani del CD live sono una vera forza della natura, per parafrasare Matt, in quanto la sequenza Honky-Tonk Nighttime Man (sì, quella di Merle Haggard) /Boogaloo/Llano Estacado si rivela assolutamente indimenticabile. Kelly Turner all’elettrica solista fa faville nella cover del grande Hag, il riff iniziale di Boogaloo ricorda la Day Tripper dei Beatles, con Joe Ammons che si distrugge alla batteria ed il pubblico che supporta a mille il gruppo, partecipando con grande trasporto, per concludere al top con Llano Estacado, song-manifesto della band, che viene eseguita a più voci, comprese quelle del pubblico presente, che mostra di conoscere bene il repertorio dei Cooder Graw.


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