Heroes, Friends & Other Troubled Souls
Artista : Billy Don Burns  
Label: IndieMafia 79880
Anno: 2005

Stili:
Traditional Country
Singer Songwriter
di Dino Della Casa
BILLY DON BURNS

Siamo riusciti a risalire fino al 1982 nel tentativo di tracciare la carriera solista di Billy Don Burns e precisamente all’epoca del suo Ramblin’ Gypsy, sforzo discografico su vinile, prodotto da Porter Wagoner ed accreditato all’etichetta Gypsy Woman Records. Semmai è esistito un iconoclasta, outlaw e grande cantautore, individualista e dissacratore fino al midollo, questo è il signor Billy Don Burns. Il mondo discografico ne riscopre le tracce solo nel 1996, quando esce Long Lost Highway, al quale fa seguito l’altrettanto interessante Disperate Men (1996), accreditato a Billy Don in coppia con il grande Hank Cochran.

Altri cinque anni di oblio per arrivare a Train Called Lonesome (2001) e finalmente il presente con questo Heroes, Friends & Other Troubled Souls, prodotto interessante sotto vari punti di vista. Tanto per cominciare, si sono scomodati fior di nomi per affiancare Billy Don in questo disco: Tanya Tucker (duetta in Mississippi), Hank Cochran (è presente in Patsy) e nientepopodimeno (si scrive così?) che Willie Nelson (duetta in Patsy e suona la gut-string guitar in Sailin’ Down The Nile), ma andiamo con ordine.


Si parte con la sonnacchiosa Mississippi e si comincia a parlare di motociclette Harley Davidson, di lunghe corse sul confine fra Texas ed Oklahoma e via luoghi comuni sul genere. I Was There è una ballata autobiografica, giocata sul mandolino e sul fiddle, che racconta le emozioni di Billy Don quando gli capitò di dividere la scena con Ernest Tubb ed i suoi Texas Troubadors (anche se il vocalizzo che si percepisce distintamente è immediatamente riconducibile alla figura di Bob Wills…).

Ad un primo sguardo una canzone intitolata Haggard & Hank non può che passare come un tributo a due dei nomi fondamentali della country music, se non fosse che il brano in questione, originariamente compreso nel CD del 1996, era intitolato – per esteso – Haggard & Merle (Are Both A Son Of A Bitch), in quanto l’autore incolpa questi due grandi artisti country, annoverati fra i suoi vati ispiratori, della piega che ha preso la sua vita, disseminata di dissolutezze, alcool, eccessi vari e tre matrimoni falliti; a questo proposito è da citare il caustico verso conclusivo: “…I wish my heroes played football instead…”.


Dark Side Of The Spoon è una ballata acustica e rarefatta, con un banjo disperso in lontananza ed una stringata chitarra che cerca di rincorrere un fiddle fantasma ed un mandolino che ammicca saltuariamente.

No Man’s Land è più propriamente country, di quel country discorsivo e colloquiale, piuttosto che raffinata interpretazione vocale, Sailin’ Down The Nile è ancora autobiografica ed abbellita dai fraseggi acustici di Willie Nelson (anche se non vi è traccia nei credits) e della sua vetusta gut-string guitar di nome Trigger.

Patsy è il brano-cardine della raccolta: oltre ad annoverare due vocalists come Hank Cochran e Willie al suo interno, rappresenta il sincero ed affettuoso tributo a Patsy Cline da parte di un personaggio che, al momento in cui la di lei carriera era all’apice (agli inizi degli anni ’60 portò al successo commerciale il brano Crazy – di Willie Nelson – quando Willie ancora faticava a mettere insieme il pranzo con la cena) non era che un ragazzino.


Ciliegina sulla torta: Willie suona la sua chitarra in modo incredibile; peccato che il brano finisca in modo tanto brusco da sembrare troncato di netto… Il brano che è stato scelto quale singolo ‘apripista’ del CD è Keith Whitley Blue, un altro tributo, questa volta dedicato a Keith Whitley, un’altra country-star, morta nel sonno e presumibilmente vittima di un rigurgito notturno a seguito dell’ennesima sbronza. Ci sono altri sei brani nel disco, fra i quali la remake di Give My Love To Rose, classico di Johnny Cash, ma ve li lascio come sorpresa.



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