Bandwagon
Artista : Eleven Hundred Springs  
Label: Palo Duro 11002
Anno: 2004

Stili:
Traditional Country
Country Rock
di Dino Della Casa
ELEVEN HUDRED SPRINGS

La storia dei texani Eleven Hundred Springs (ma si può scrivere anche in cifra) comincia nel 1999 con un interessante CD intitolato Welcome To Eleven Hudred Springs – Pop. 4, con evidente riferimento alla formazione a quattro elementi che – allora – caratterizzava il gruppo. Ne facevano parte Bruce Alford (drums), Steve Berg (bass), Jason Garner (fiddle) ed il leader Matt Hillyer (voce e chitarre). Da allora il gruppo ha registrato Live At Adair’s (1999) nel locale dove anche Jack Ingram aveva immortalato una sua performance live, No Stranger To The Blues (2000), con la formazione ridotta a tre, visto che Garner, pur registrando ancora con la band, ne è ufficialmente uscito,  A Straighter Line (2001), che vedeva l’organico rimpolpato fino a comprendere ben cinque componenti, viste le new entries di Aaron Wynne (voci, pedal steel guitar, banjo e piano) e Chris Claridy (voce e chitarra). Nel 2003 viene pubblicato anche Broken Dreams, un mini-CD contenente solo cinque brani ed accreditato alla band in questione featuring Kim Pendleton.

Nel 2004 viene alla luce questo interessante Bandwagon, contenente addirittura quattordici brani, per quasi cinquanta minuti di – ottima – musica country, con il marchio del Texas ben impresso in ogni nota. Bruce Alford ha gettato la spugna (pardon… le bacchette) ed ora è Mark Reznicek a sedere dietro ai tamburi.


Si parte con la spensierata Northside Blues, con un vago sapore caraibico (bajo sexto) stemperato dalle note della steel ed ingentilita dall’organo che ricorda molto il sound del Sir Douglas Quintet (Doug Sahm). L’itinerario virtuale prosegue con una spedita If I Was A Candle, recuperata da No Stranger To The Blues, è condita dalla chitarra acustica solista che duetta con la steel, il tutto adagiato su di un tappeto ritmico che ricorda una versione fortemente accelerata di Good-Hearted Woman (e qui si sente il Texas brand).

The Only Thing She Left Me Was The Blues è un ripescaggio dal repertorio passato della band (era compresa in entrambi i primi due CD) e rappresenta uno dei punti di forza delle live performances: corposa ballata smaccatamente texana e dannatamente accattivante. Long Haired Tattooed Hippie Freaks risale a A Straighter Line e si presenta come una sorta di inno a tutti i cosiddetti ‘free-spirits’ che si ritrovano accomunati sotto la bandiera della buona musica country, fregandosene allegramente delle etichette e dei pregiudizi.

Sempre da A Straighter Line arriva poi Thunderbird Will Do Just Fine che ha il Texas nel DNA e potrebbe essere un’outtake del catalogo di Billy Joe Shaver (il che non è poco). Gina From San Jose cambia il tempo e l’atmosfera, trasferendosi/ci in California, e lasciandosi cullare dalle morbide atmosfere elettroacustiche tipiche del Golden State: puro country-rock d’annata.


Can’t Win For Losing e siamo di nuovo sprofondati in Texas; Waylon ne avrebbe reso una versione davvero esplosiva, ma anche questa lettura – originale – dei nostri ragazzi non è davvero trascurabile, semmai Matt ha una voce un po’ troppo delicata e romantica, ma non si può avere tutto (è già un genietto nel comporre e nel suonare l’acustica…). Hank Williams Wouldn’t Make It Now In Nashville Tennessee è un piccolo/grande capolavoro, sia per il suono incredibilmente outlaw, che per il testo, velenosamente critico nei confronti del music business che impera oggi a Nashville, tanto proibizionista da rendere impossibile anche ad un Hank Williams (Sr.), universalmente riconosciuto come ‘padre della country music’, l’affermazione artistica. Da ricordare che anche Jason Boland ha utilizzato questo brano, scritto da Aaron Wynne, pedal steeler degli 1100 Springs, come prima song del suo recente Somewhere In The Middle, accorciando il titolo in un semplice Hank.

Swerving è una piacevole ballata contrappuntata dalla solita steel guitar, Brand New Pair Of Shoes è fortemente swingata (non dimentichiamo che siamo in Texas, quindi…), A Strighter Line proviene ovviamente dall’omonimo CD ed arriva Why You Been Gone So Long, cover ‘eccellente’ del classico di Mickey Newbury che vede Ronnie Dawson dettare con Matt Hillyer. See You In The Next Line ci ricorda le cose più belle di Gary P. Nunn ed il testo è un gentile diverbio fra due persone con gusti musicali assolutamente opposti. Il CD si chiude con la versione di un classico country, Rock Island Line, che già il gruppo aveva incluso nel suo live del 1999: il brano parte molto lentamente ed accelera costantemente, come il treno del quale porta il nome, fino a raggiungere un ritmo indiavolato.

Grande disco per una piccola/grande band da quel grande stato che è il Texas.


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