My Mother’s Hymn Book
Artista : Johnny Cash  
Label: American 236202
Anno: 2004

Stili:
Traditional Country
Country Gospel
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

Questo disco è una costola del cofanetto Unearthed, pubblicato in ricordo di Johnny Cash dalla American, la sua ultima casa discografica, e racchiude, proprio come dice il titolo, gli inni sacri della tradizione gospel preferiti da sua madre. Non è il primo disco di Cash dedicato a questi inni, anzi prima di questo ci sono album come Hymns By Johnny Cash del 1959 e Hymns From The Heart del 1962, ma forse questo, essendo il primo postumo, è il più toccante, anche perché Cash era solito negli ultimi anni definire il disco gospel il suo fine ultimo. Possiamo dunque considerarlo a tutti gli effetti il quinto volume degli American Recordings, anche se non vi è cenno nel titolo, e personalmente credo sia anche il migliore, tra quelli fin qui usciti, assieme al primo.

 

Musicalmente è scarno, c’è solo Cash con la sua chitarra, ma in un disco del genere sono i testi, la voce di Cash e le emozioni che esprimono a contare, non i fronzoli.

Ci sono brani ultrafamosi della tradizione gospel come I Shall Not Be Moved, conosciuta anche al plurale con il ‘We’ iniziale, che è stata eseguita tra gli altri dalla Carter Family, dai Louvin Brothers e da Sister Rosetta Tharpe. Oppure I Am A Pilgrim di Merle Travis che deve il successo ai Byrds, periodo Gram Parson, e ancora Do Lord, una hand-clapper sing-along song molto positiva, per non parlare della fama di I’ll Fly Away. A proposito di quest’ultima si racconta che, questa versione, abbia addirittura fatto piangere il presidente Clinton nel momento della premiazione di Cash alla cerimonia della Medal Of Art.

Anche When The Roll Is Called Up Yonder è un brano noto che Cash ricorda cantato al funerale di suo fratello nel 1944, così come In The Sweet By And By. Tra le canzoni sempre presenti nelle scalette dei quartetti gospel troviamo If We Never Meet Again This Side Of Heaven di Albert Brumley Jr. e Where The Soul Of A Man Never Dies. La canzone d’apertura è Where We’ll Never Grow Old della Carter Family che gli è stata insegnata dalla madre e che egli considera tra le sue preferite.

 

Come in molti altri dischi di Cash il secondo lato è più ostico, anche perché più avaro di pezzi famosi. In questo caso abbiamo When He Reached Down di Marion Esterling, lenta e molto adatta al vocione di Cash, I’m Bound For The Promised Land, ovvero la ricerca della salvezza, soprattutto nei momenti più bui, In The Garden di Austin Miles, dove il ‘giardino’ è l’Eden e Softly And Tenderly, altra traditional slow gospel song arrangiata da Cash.

Infine alcune curiosità riguardanti le ultime due canzoni del lotto. Let The Lower Lights Be Burning pare sia stata cantata da Cash e dai suoi fratelli al padre morente. Durante il canto, Cash racconta che il padre, in coma, si sia risvegliato e unito a loro, mentre l’ultima canzone del disco è Just As I Am, resa famosa da Mahalia Jackson, che Johnny Cash identifica come un brano giusto per cacciare il demonio che gli ha fatto vivere una vita di abusi e peccati.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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