Amici, chiudete gli occhi, rilassatevi e preparatevi ad un viaggio a
ritroso nel tempo…I Doors debuttano per l’Elektra e Joni M
Il
nuovo album di Clint Black, uno dei musicisti che ha maggiormente
caratterizzato la country music della scorsa decade, è per molti versi un
lavoro che farà discutere gli appassionati e i critici del genere e che segna
un punto d’arrivo importante nella sua carriera.
Già
dal titolo e dalla ‘avvertenza’ in copertina ci viene segnalato che nella
registrazione di questo disco non sono stati utilizzati strumenti elettrici.
Questo
non significa che ci troviamo di fronte ad un disco scarno negli arrangiamenti
e intimo nelle atmosfere, ma ad un album particolarmente ricco nei suoni e
complesso nella struttura dei brani, che mantiene una freschezza che lo rende
godibile dalla prima all’ultima nota.
Quello
che spiazzerà molti ascoltatori ‘tradizionalisti’ è l’apertura verso sonorità
alle quali Clict Black non si era mai (o quasi) avvicinato. Un ‘melting pot’
sonoro che comprende blues, swing, jazz e country e che talvolta lo avvicina ad
un altro grande texano quale LyLe Lovett.
Non
mancano comunque brani più tipici della sua produzione, che fanno da
contraltare e da bilanciamento nei confronti dei primi.
Addentrandoci
più in profondità nell’ascolto di questo D’lectrified, già dal primo
brano ci rendiamo conto del nuovo suono di Clint: l’apertura è per Bob Away
My Blues, molto swing e un quintetto di fiati per un vecchio brano a firma
Toy Caldwell, dal repertorio della Marshall Tucker Band. Are You Sure Waylon
Done It This Way è trascinante con il suo suono influenzato da blues, jazz
e country.
Il
suo compositore, Waylon Jennings, appare brevemente, mentre fanno la parte del
leone Clint Black all’armonica e Matt Rollings al piano. Con Hand In The
Fire ritorniamo alle atmosfere care al Nostro, una ballata mid-tempo dalla
melodia accattivante.
D’lectrified
è tutto giocato sul dualismo tra brani più tipici della sua produzione
ed excursus verso nuovi orizzonti e nuove ‘sperimentazioni sonore’.
Tra
i primi c’è da citare When I Said I Do, dolce ballata nella quale Clint
Black duetta con la moglie Lisa Hartman, Who I Use To Be, Been There
altro splendido duetto questa volta con Steve Wariner e Where Your Love
Won’t Go.
Tra
le sorprese, oltre ai citati brani di apertura, si segnalano Galaxy Song
del Monty Python Eric Idle, una bella versione di Dixie Lullabye di Leon
Russell, con la presenza di Bruce Hornsby al piano.
In
chiusura la rilettura di due suoi classici, qui in versione particolare: No
Time To Kill, title-track di uno dei suoi più riusciti lavori discografici,
è riproposta in versione strumentalmente più dilatata, con atmosfere talvolta
jazzy, con ancora la presenza di Bruce Hornsby. Something That We Do,
dal precedente Nothin’ But The Taillights è invece interamente
strumentale e giocata su delicati intrecci di chitarre acustiche.
Gli
ospiti di questo disco sono tantissimi e illustri, a dimostrazione di quanto
sia curato il suono. Molti hanno una grossa esperienza nel campo della fusion,
a partire dal contrabbassista Lenny Castro.
Non
mancano i grandi della musica di Nashville, da Stuart Duncan e Jerry Douglas,
con sugli scudi il grande Matt Rollings al piano. D’lectrified è un
album importante per quanto riguarda il business nashvilliano e apre nuove
strade da percorrere, stabilendo contatti con altri generi musicali.
Potrà
essere più o meno apprezzato dagli appassionati (ha comunque venduto molto
negli USA) ma è la conferma ulteriore della classe e della poliedricità di
Clint Black.