I Never Go Around Mirrors
Artista : Sanger D. Shafer  
Label: SanCor 

Stile:
Traditional Country
di Dino Della Casa
Sanger D. Shafer

Per anni il nome di Sanger D. Shafer (detto ‘Whitey’ dagli amici) è comparso sulle copertine dei dischi di musica country ‘solo’ in qualità di autore. I suoi brani hanno impreziosito i dischi dei vari George Strait, Charlie Walker (entrambi hanno riproposto la sua Does Fort Worth Ever Cross Your Mind?), Merle Haggard, Keith Whitley e Willie Nelson (hanno rifatto I Never Go Around Mirrors, classico co-firmato con il compianto Lefty Frizzell, che fu anche il primo a portarlo al successo), George Strait (Down Louisiana Way è in Lead On) e Michael Martin Murphey (I’ll Break Out Again Tonight si ascolta nel suo Tonight We Ride del 1986) solo per citarne i più famosi.

Shafer ha anche pubblicato un paio di albums negli anni ‘80 per la tedesca Bear Family, fra i quali citiamo My House Is Your Honky-Tonk (grande titolo!), poi ha deciso che era venuto il momento di essere anche interprete di se stesso – come già aveva fatto Willie Nelson nei lontani primi anni ’60 – ed ha firmato per SanCor Records, distribuita dalla Indie texana BSW.

Sono così usciti So Good For So Long (1997), che contiene All My Ex’s Live In Texas (l’hanno rifatta George Strait e Moe Bandy), That’s The Way Love Goes (Merle Haggard e Lefty Frizzell) e Birmingham Turnaround (Keith Whitley), seguito da questo valido I Never Go Around Mirrors, a due anni di distanza.

Si tratta di musica country eseguita secondo canoni e stilemi estremamente tradizionali, perfettamente bilanciati fra i dogmi nashvilliani e quel piglio simpaticamente ribelle, tipico delle produzioni texane. Se i pezzi più famosi non necessitano di segnalazione, emergono alcuni gioiellini meno noti.

Gazebo Joe ricorda non poco la struttura della celebre Mexican Joe, mentre The Whiskey’s In The Glass è la drammatica cronaca di un uomo che, se il coraggio per superare l’abbandono da parte dell’amata non fosse sufficiente, può sempre attingere all’alcool. Non manca poi un bel valzer, classica presenza nel sound texano: Map Of San Antone è almeno accattivante, nella sua semplicità ed ingenuità, ben condito da una steel guitar molto discreta.

La voce di Shafer ‘pesca’ abbondantemente dalle inflessioni care al succitato Frizzell (prima) ed al grande Haggard (poi), per proporci un prodotto di indubbio gradimento, a patto che non cerchiate qui elementi innovatori: restereste fortemente delusi. Un bel disco, ma molto ‘tradizionale’.


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