Ashley Robertson
Artista : Ashley Robertson  
Anno: 2003

Stili:
Traditional Country
Singer Songwriter
di Dino Della Casa
ASHLEY ROBERTSON

 

Originaria di Winnipeg, Canada, Ashley Robertson nasce il 3 Marzo 1984, ma la sua giovane età non deve trarci in inganno, perché questa ragazza andrà lontano, almeno a giudicare dal budget che deve essere stato messo a sua disposizione dal produttore Allen Frizzell. Diciamo questo perché normalmente gente come Mike Brignardello (basso), J.T. Corenflos (chitarra elettrica), Sonny Garrish (dobro e steel), Pat Flynn (chitarra acustica), Glenn Duncan (fiddle) e Steve Turner (batteria) non lavora per la gloria o per fare piacere ad un’esordiente qualsiasi. Eppure questo Ashley Robertson non mi convince appieno. Il brano di apertura, Living In Misery, non è disprezzabile, ma lo trovo un po’ troppo sdolcinato e scontato, anche se il fiddle di Glen Duncan rimane fedele alla sua fama; Cold Enough To Burn scorre via senza lasciare traccia di sé, Nothing In This World prosegue sul medesimo filone, I’m Gonna Get There muove un poco le acque attorno a sé, ma quando parte il cantato il brano mostra segni evidenti di cedimento. But He risolleva un poco la media: è una ballata fortemente intimista ed acustica, giocata sulla chitarra, un timido mandolino ed un pianoforte che dispensa le sue note con studiata parsimonia, si prosegue con Good Chance Bad Chance, uno dei momenti più bassi dell’intero album per colpa di una performance vocale decisamente insipida. You’re My Every Reason è inutile, When You Do That è quanto meno irritante, Little League Tryouts arriva a malapena alla sufficienza, Convince Me fallisce clamorosamente a partire dal titolo, I Will Never Tell è il singolo scelto per trascinare l’ascolto (non mi azzardo a scrivere ‘le vendite’) dell’intero album (auguri…), ma l’unica cosa che si salva del brano è il lavoro del solito Glen Duncan al fiddle e la performance del veterano Doyle Grisham alla pedal steel. Ashley ha poi avuto il buon gusto (si fa per dire) di reinterpretare, in chiusura di CD, il classico country-gospel Amazing Grace senza l’accompagnamento strumentale: come direbbero a Roma “…a cappella…”.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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