Double Trouble
Artisti : John Hickman   Byron Berline  
Label: Sugar Hill SH 375O
Anno: 1986

Stile:
Bluegrass Tradizionale
di Ezio Guaitamacchi
Byron Berline & John Hickman

Se anche ci poteva essere una certa prevenzione nei confronti di questo disco, bene, essa svanisce subito dopo l'ascolto della title-track Double Trouble che inchioda alla sedia e stupisce per la bellezza armonica e il gusto dei due musicisti.

Berline e Hickman, d'altronde, non li scopriamo mica oggi. Byron è uno dei cinque violinisti che ci porteremmo su un'isola deserta e John Hickman, suo fedele partner da lungo tempo, è banjoista di provata esperienza. La prevenzione nei loro confronti potrebbe forse derivare dal fatto che, in genere, il repertorio di BCH (dove la C sta per Crary, nonché Dan, chitarrista-mitraglia adorato da migliaia di fans delle sei corde) è piuttosto noioso e statico.

I tre, pur essendo da anni sulla breccia, faticano a trovare una formula veramente vincente come gruppo e a volte sembra quasi che non si impegnino più di tanto a trovarla dato che, comunque, i loro nomi sono sinonimo di virtuosismo tecnico eccezionale. Anche la recente introduzione di brani cantati non ha migliorato di molto la situazione, anzi.

 

Al contrario, questo Double Trouble (40 minuti di musica per soli banjo e fiddle) risulta brillante e dinamico. Berline, inutile dirlo, è grandissimo come sempre e Hickman, qui forse la vera sorpresa, lo asseconda magnificamente con grande puntualità e perfetta integrazione tanto che non si sente quasi mai l'esigenza di altri strumenti.

Nulla di nuovo come repertorio: la maggior parte dei brani sono classici ‘fiddletunes’, ma notevole è l'interpretazione che John e Byron ne danno.

Un esempio: lato 2, quarta traccia, dove la Sugar In The Gourd degli Skillet Lickers rivive con grinta e freschezza.

Il disco cala inevitabilmente quando i due affrontano un paio di ‘valzerini’: il suono globale, in questo caso, è forse troppo vuoto e i pur lodevoli virtuosismi di Berline non colmano la lacuna.

Per fortuna dopo queste, brevi, cadute di intensità seguono sempre ottime cose sicché il ricordo più fresco è quello di un album vivace, immediato e gradevole che spesso ti fa dimenticare di essere suonato solo da 9 corde.

Assolutamente obbligatorio per gli amanti del genere.


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