Spirit
Artista : Willie Nelson  
Label: Island 524242
Anno: 1996

Stili:
Country Acustico
Traditional Country
Outlaws
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

Considero Spirit il miglior album di Mr. Nelson di tutti gli anni ’90.

Breve, intenso, acustico come più non può essere, incredibilmente rigoroso nei suoni e assolutamente commovente nell’esecuzione. L’album è suonato da un quartetto che vede Nelson alla chitarra solista, il figlio Bobbie al piano, Jody Payne alla chitarra ritmica e alle harmony vocal e Johnny Gimble al violino. La produzione è nelle mani di Nelson che evita nomi altisonanti, bada al sodo e pone la sua chitarra solista al centro di tutto. Bello anche il booklet con le foto di Nelson virate in seppia (soprattutto quella scelta per la copertina).

 

Il lavoro si apre e si chiude con Matador, un brano strumentale per la chitarra di Willie con un leggero tappeto di violino e piano. Semplice e immediato, come tutto il disco peraltro. Il reprise finale è solo di una quindicina di secondi, ma sufficienti a farci ri-memorizzare la melodia. L’album continua con pezzi come She’s Gone, Your Memory Won’t Die In My Grave, I’m Not Trying To Forget You Anymore che riassumono le caratteristiche di tutto il CD: voce grave, melodie splendide e chitarra. Sono brani che forse sarebbero andati bene (meglio?) anche nell’ugola di Johnny Cash. La ‘festa’ sonora continua poi con Too Sick To Pray, una preghiera a Dio decisamente toccante, Mariachi, che, a dispetto del titolo waitsiano, è un valzer triste e strumentale che si apre con l’assolo di chitarra di Nelson, poi di violino, di piano e infine nuovamente di chitarra a cercare un’assoluta circolarità nella composizione.

 

La seconda parte inizia con I’m Waiting Forever, canzone d’amore con melodia in punta di dita che lascia largo spazio agli strumenti, We Don’t Run, brano immediato, da canticchiare subito, un po’ come It’s A Dream Come True, che ha dalla sua anche un violino da brividi.

Per concludere, il gospel I Thought About You, Lord che annulla l’enfasi tipica del genere (è solo il piano a mantenerla), anche se mi sembra un altro pezzo che sarebbe stato più adatto alla voce di Johnny Cash, Spirit Of E9, solo piano e voce a esaltare la figura di Willie autore, più che musicista e I Guess I’ve Come To Live Here In Your Eyes, forse il brano meno appariscente, ma sempre maledettamente piacevole.

Tutto qui. 40 minuti di musica emozionante, diretta e senza scarti. E non è poco.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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