E’
improvvisamente finita di diritto nel gruppo delle mie preferite, al fianco di
Mary Chapin Carpenter, Nanci Griffith, Iris DeMent, Claire Lynch, Lynn Morris,
Laurie Lewis e Heather Myles.
Chi ha
avuto modo di ascoltarle sa bene cosa accomuna queste artiste, la sincerità. Ma
anche il loro amore per le sonorità del passato e dei suoni semplici e
tradizionali. Escluse Iris, Claire e Nanci, inoltre, tutte le cantanti
menzionate, e a queste si aggiunge Valerie, posseggono un timbro vocale che
riesce ad esprimere di per sé carattere e determinazione, voci poco femminili,
se per femminilità accettiamo lo standard che ci impone normalmente l’industria
della musica, dolci vocine meravigliosamente in grado di salire ai registri più
alti, così in alto da farcele sembrare quelle di angeli irraggiungibili.
Le voci
di Lynn, Heather, Laurie, e Mary Chapin e Valerie, particolarmente, sono calde
proprio perché le senti vicine, ti avvolgono, quasi ti toccano fisicamente. E’
una sensazione, questa, che ho provato con Sweeter Field Of Clover, il
terzo brano del disco. Era iniziato con un bellissimo bluegrass di Del McCoury,
I Feel The Blues Moving In, e continuava con Oh Mandolin, un
pezzo cantato in duo con Tim O’Brien.
Due
canzoni bellissime, ma la magia l’ho avvertita col terzo brano, poteva essere
di Mary Chapin Carpenter o di Iris DeMent: mi ha bloccato, mi ha obbligato a
fermarmi e ascoltare, con attenzione. Mi sono accomodato, e con lo sguardo
fisso da qualche parte ho trascorso tre minuti lontano dal mondo che stava
intorno a me. A brano concluso, quasi sussurrando, il commento è stato
semplicemente “…che brava”.
Turtle
Wings, da mesi, è
il disco che ascolto più spesso. Perché è vario, bilanciato, piacevole in ogni
momento. Perché non è solo musica bluegrass, c’è del country con percussioni,
pianoforte e lap steel, c’è dello swing e del blues ma, soprattutto, c’è una
montagna di sentimento, tanta poesia, amore e sincerità.
Poi,
leggendo i credit, si capisce meglio la ragione per cui si ha tra le mani un
disco così bello, è stato prodotto da Alan O’Bryant della Nashville Bluegrass
Band.
Che
lavoro ha fatto il vecchio Alan, mettendo insieme il suono degli strumenti e
delle voci di Stuart Duncan, Bryan Sutton, Kathy Chiavola, Jim Hurst, Gene
Libbea, Jerry Douglas, Rob Ickes, Missy Raines, Shane Hicks, Ron Ganaway!
Un disco
che mette pace tra gli appassionati di bluegrass e di country, che avvicina al
bluegrass chi segue la musica dei cantautori, che contribuisce ad abbattere
muri, perché gli stili qui convivono in una maniera tale da non riuscire quasi
a distinguerne le rispettive caratteristiche.
Le
canzoni che più mi hanno coinvolto emotivamente sono quelle lente, Times
Like These è un’opera d’arte, introdotta dal pianoforte che, insieme al
violino di Duncan e al dobro di Douglas, crea un tappeto sonoro dolcissimo sul
quale si leva la voce di Valerie, a tratti ‘nera’, sempre carica di soul.
In Simpson’s
Holler le venature blues della sua voce sono ancora più evidenti e il
mandolino del giovanissimo Andy Leftwich dei suoi Liberty Pike, contribuisce a
dissipare qualunque possibile dubbio circa le capacità della sua proposta quando
non sono presenti nomi illustri come in questo disco.
La band
la si ascolta tutta insieme e a volte separatamente, e credetemi, è formata da
musicisti di altissima qualità.
Hand
Me Down ce li fa
ascoltare tutti insieme, bravo il chitarrista Travis Alltop, ancora ottimo il
mandolinista, così come Shelia Wingate al contrabbasso e ai cori in quasi tutto
il disco.
La
canzone è acoustic country ma con quel particolare ‘taglio’ bluegrass che la fa
piacere ancora di più.
La
successivaSomeday Come Today
potrebbe far fare bella figura a qualunque brava stella di Nashville. La sua
bellezza qui è data dal sound acustico, batteria, piano, mandolino (Duncan),
dobro, chitarre e contrabbasso.
Voglio
fermarmi qui, perché ciò che sto scrivendo non fa giustizia ad un disco bello
nella sua totalità: i pezzi lenti possono sembrare particolarmente riusciti e
originali, ma questo solo perché sono controbilanciati nel ritmo da brani
veloci altrettanto belli e originali.
Il nome
di Valerie Smith deve essere tenuto in considerazione. Scrivetevelo da qualche
parte, affinchè non lo dimentichiate quando penserete a dei dischi da
acquistare.
Per
quanto mi riguarda, credo di acquistarne una mezza dozzina da regalare ai miei
cari alla prima occasione. So come farmi voler bene.