Telluride Bluegrass Festival 30 Years (DVD)
Artista : A.A.V.V.  
Label: Rounder 11661-3243-9
Anno: 2005

Stili:
New Acoustic Music
Bluegrass Moderno
di Claudio Pella
Various Artist

Da trent’anni al terzo week-end di giugno l’appuntamento di Telluride è imperdibile per i pellegrini del newgrass che si riversano, in maglietta o giaccone vista l’altitudine, in questa verde vallata delle Rocky Mountains del Colorado. Un festival che non ha paura di presentare musica ad ampio raggio, eclettica, che non sempre mantiene le radici originali sbarcando a lidi a volte assai lontani.

La Rounder ce la propone in questa ottima documentazione (forse troppo autocelebrativa) più che concerto, in due formati CD e DVD dai contenuti quasi completamente diversi: ma è davanti alle immagini del DVD che è come avere l’incanto del festival nel soggiorno di casa.

 

S’inizia con la voce magica di John Cowan, poi la band di Jerry Douglas (con Bryan Sutton con la faccia da bravo ragazzo accanto al fiddler Gabe Witcher con cresta punk e piercing), Tim O’Brien con un Kenny Malone che si sente sempre giovane mentre un’amorevole citazione va alla sempre ottima Emmylou Harris. E via a seguire con Alison Brown, la signora del banjo con un brano che fa ballare, i fantastici Hot Rize orfani dello scomparso Charles Sawtelle con un’esecuzione che pare d’altri tempi, gli Yonder Mountain String Band, la bella sorpresa dei Waifs, australiani per la prima volta a Telluride e naturalmente Sam Bush (cosa sarebbe questo festival senza di lui) che si mostra in tutte le salse.

 

Ma non tutto riesce neanche a rientrare nel newgrass o nella new acoustic music, vedi la band di Kasey Chambers dalle sonorità rock o gli String Cheese Incident troppo pop nonostante il mandolino (elettrico) di Michael Kang. E poi i Nickel Creek con la coinvolgente voce di Sara Watkins, Bela Fléck e Future Man sempre più stupefacenti, eccetera.

Ed in finale tutti i ragazzacci disobbedienti del bluegrass sul palco per un confuso Blue Moon Of Kentucky con Tim O’Brien che tenta di ricondurli, anche se pare con poca convinzione (e non per mancanza di volontà personale, ma perché l’impresa è disperata soprattutto per i mandolinisti, i più indisciplinati), entro il prato dell’erba blu seminato da Bill Monroe. Ma poi che importanza ha, è giusto così, se quello che ne nasce è bello: la buona musica non ha etichette.


Fonte: The Long Journey anno 2005
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