Questo è il bluegrass della terza generazione. Poiché stiamo parlando
di uno stilista di quell'incredibile strumento che è il 'dobro', la chitarra
con il cuore in acciaio, dobbiamo ricostruire una necessariamente sintetica
genealogia. Prima ci fu Bashful Brother Oswald a far gemere il suo strumento
dietro la voce del grande Roy Acuff, seguito a ruota da 'Uncle Josh' Graves,
che scambiava licks bluesy con il rivoluzionario banjo di Earl Scruggs.
Da loro derivarono due mitici dobroisti: Mike Auldridge dei Seldom
Scene e Jerry 'Flux' Douglas, rivelatosi per lo stellare virtuosismo tecnico,
nei Boone Creek di Skaggs.
Fu proprio ascoltando il primo disco di Mike che iniziò la magnifica
ossessione di Rob per questo strumento lamentoso e caldo, terribilmente vicino
alla voce umana. Seguì lo studio approfondito di ogni possibilità espressiva
dello strumento e di ogni suo precedente utilizzatore. Rob Ickes oltretutto non
è proprio un neofita: è membro di una delle più stimolanti band del momento, i
Blue Highway, che lo assistono in massa in questo suo lavoro solista, ed ha
fatto parte degli Union Station, pure loro presenti in alcuni brani, che hanno
affiancato Alison Krauss nella registrazione del suo album capolavoro, Every
Time You Say Goodbye.
In conclusione, giovani musicisti di altissimo livello. E la musica,
beh... è vera musica! Nel senso che è un album tutto da ascoltare, che spazia
dal bluegrass (Flatt Lonesome e Reuben) al blues, dal ritmo
superveloce al lento strappacuore. Nel gospel How Great Thou Art, il
dobro è tutto solo e crea un'atmosfera tersa e serena, come solo in certi
lavori del Flux più maturo si era sentito. C'è anche una variante, ripresa da
un vecchio disco di Doc Watson, di Tom Dooley, il superhit del Kingston
Trio che diede inizio alla folk era; qui Rob esordisce anche come cantante
solista e non è affatto male.