BUCKY HALKER & THE COMPLETE UNKNOWNS: "Passion politics
love" (Brambus 199683) Paolo Liborio
Esordio per questo cantautore del nord est e, pur
scoprendolo solo grazie a questa piccola etichetta svizzera, diciamo subito che
ci troviamo di fronte ad un ottimo prodotto. In effetti
sia la grande vena lirica che un interpretazione sempre presente, rendono
questo disco competitivo nell'affollato panorama dei nuovi songwriters
d'oltreoceano. Siamo quindi dalle parti di un cantautore rock nella vera
accezione del termine, qualche spruzzata di folk e di
country, ma con una carica vitale che lo avvicina ai migliori rappresentanti di
quel genere definitoblue-collar
rock. Un paragone che può dare un senso alle mie
parole può essere quello con Kevin Connoly, splendido il suo ultimo lavoro, e
tutta quella schiera di giovani divisi tra Dylan, Gram Parsons, Springsteen e
Van Morrison.
L'entusiastica presentazione fatta dai ragazzi della
Brambus mi ha subito spinto a pensare a qualcosa di diverso dai soliti, seppur
ottimi, cantautori di questa etichetta ed, in effetti,
siamo lontani dall'ordinario folkie con la Martin a tracolla ma ci ritroviamo
piuttosto dalle parti di un rocker intelligentee preparato.
Una grossa mano, nella preparazione del disco, viene data da una band realmente tosta e soprattutto da un
chitarrista, tale Brian Dunn, che si riveladeterminate in parecchi passaggi.
Le quattordici canzoni che Bucky ci regala
sono tutte sopra la media con, almeno nei casi di Candy Man e Emma
Goldman, qualche piccola gemma disseminata lungo il percorso.
Molto piacevoli gli arrangiamenti di tutte le canzoni che,
sfumando il disco con sonorità piene, allontano ancora
di più da noi l'idea di poterci trovare davanti al solito menestrello che
accompagna la voce con i pochi accordi della sua chitarra.
Non voglio prolungare più a lungo la vostra attesa., acquistate questo disco, non ne rimarrete delusi.