The Times They’re A-Changin’
Artista : Bob Dylan  
Label: Columbia 519892
Anno: 1964

Stili:
Folk Revival
Folk
Singer Songwriter
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

Questo terzo lavoro di Dylan esce durante un periodo realmente difficile per il mondo. L’omicidio di J.F. Kennedy avvenuto pochi mesi prima ha reso la situazione internazionale tesissima e Dylan sembra avvertire le difficoltà. In copertina non c’è più il ragazzo spensierato a passeggio per New York con Suzie, bensì un uomo con lo sguardo duro somigliante al Woody Guthrie delle Dust Bowl Ballads.

The Times They’re A-Changin’ quindi è decisamenteil disco più woodyguthriano di Dylan. E’ un lavoro con liriche sferzanti, ma rappresenta anche un passo indietro rispetto a The Freewheelin’ Bob Dylan. Non c’è più ironia e c’è poco amore, ma a volte mancano anche le melodie che hanno fatto grande il suo predecessore.

 

L’inizio è per la title track. Una superba canzone contro ogni forma di potere costituito, sia privato, sia pubblico e un altro punto fermo per il movimento dei diritti civile e il mondo folk. La seguente Ballad Of Hollis Brown è un brano sulla povertà e la morte in periferia, un blues che ritrova la luce solo nell’ultima strofa (“Ci sono sette morti in una fattoria nel Sud Dakota, e da qualche parte sette bambini nascono”). Posizionata strategicamente come Masters Of War sul disco precedente, With God On Our Side si rifà a quel pezzo e invoca la protezione divina per la situazione mondiale. Altra canzone sicuramente degna di essere ricordata.

Minore, ma molto bella è la ballata d’amore One Too Many Mornings, con un testo più sfumato e poetico. Segue North Country Blues, canzone di denuncia sull’abbandono del profondo nord degli States da parte dell’imprenditoria americana, con conseguente ricaduta sulla povera gente. Meglio il testo della musica, decisamente monocorde.

 

La seconda parte del disco si apre con Only A Pawn In Their Game, altra invettiva sul razzismo e sula morte di Medgar Evans, ma anche qui meglio il testo della musica. Boots Of Spanish Leather è un gradevole brano d’amore lontano, musicalmente bello e dignitoso nel testo. When The Ship Comes In rimane, a mio modo di vedere, una delle cose migliori del lavoro. Torna la metafora del vento e della nave portatrice di un positivo cambiamento.

Da sottolineare in tutti i modi (la matita sceglietela voi, purché si veda), è la meravigliosa The Lonesome Death Of Hattie Carrol. La storia di una governante (Hattie Carroll) che viene uccisa senza movente dal suo datore di lavoro (William Zanzinger). Dylan si rivolge nel ritornello a chi “profetizza disgrazie” invitandoli a non piangere, però quando giunge il verdetto blando del giudice che imprigiona per soli sei mesi il colpevole, Dylan, nella strofa finale, ammonisce i 'profeti' che ora è il momento di piangere. Questo sarebbe stato il finale più degno, invece si opta per una Restless Farwell, un addio senza pace, musicalmente noiosetto e un po’ confuso.

Pur con dei chiaroscuri, questo disco è da considerarsi tra i più riusciti della lunga discografia di Dylan.


Fonte: The Long Journey anno 2006
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