Eric Taylor
Artista : Eric Taylor  
Label: Watermelon WM 1040
Anno: 1995

Stili:
Singer Songwriter
Country Folk
di Franco Ratti
Dopo Vince Bell e gli Hamilton Pool, un'altra sensazionale sorpresa da questa label texana

Dopo Vince Bell e gli Hamilton Pool, un'altra sensazionale sorpresa da questa label texana. Conosciuto da più di un ventennio come uno dei migliori cantautori texani, è emerso negli anni '70 dalla scena folk di Houston sulla scia di personaggi come Guy Clark e Townes Van Zandt. La sua influenza musicale su artisti del calibro di Lyle Lovett - "lo sono sempre un supporto quando sono attorno ad Eric, lo amo la sua voce, ed egli ha grandi qualità narrative e senso dei dettagli. Egli ti tira fuori dalla tua realtà per assimilarla a quella delle sue canzoni. Tu attraversi una linea dentro il suo mondo quando ascolti le sue canzoni" e Nancy Griffith è trasparente, figlia dello stesso substrato cultural-musicale. Non ha mai conosciuto produzioni discografiche importanti, ma questo suo esordio a livello nazionale per la Watermelon lo farà diventare rapidamente oggetto di culto per gli amanti dei songwriters del Lone Star State.

 

Prodotto proprio da Lain Matthews e Mark Hallman, due terzi degli Hamilton Pool, questo CD dà l'esatta misura della statura artistica dell'autore, capace di cesellare storie, caratteri, immagini vividissime, e dell'interprete che, senza mai alterare i toni di una voce molto dolce e di naturale bellezza, dà corpo ad elaborate folk-ballads in un crescendo di emozioni poetico-musicali.

I produttori catturano il non facile feeling di un cantautore piuttosto complesso, ne esaltano la personale ed amara vena, carica di disillusione ma che sa essere dolce, intimista, nostalgica, evocativa, dando magistralmente corpo alle parole ed alle melodie di Taylor con l'ausilio delle loro stesse voci e quelle di Betty Elders, Kris McKay, Denice Franke, e dello stesso Lyle Lovett che ricambia l'amico e co-autore con più di un'apparizione, ed i più quotati strumentisti della scena di Austin. Spiccano gli ex Bodeans (ora con la band di Charlie Sexton) Michael Ramos, tastiere, e Rafael Gayol, batteria, Glen Fukunaga, basso, Gene Elders, violino, Ted Roddy, armonica, John Hagen (Lyle Lovett Band), cello, e Bradley Kopp, chitarra elettrica. Insieme modellano le acustiche composizioni di Eric Taylor, protagonista assoluto grazie al fascino della sua voce e della chitarra.

 

Sin dal brano d'apertura sembrano prenderci per mano per condurci attraverso il suo affascinante universo poetico-musicale. Ogni canzone è rappresentata in modo così vivido che, chiudendo gli occhi, possiamo illuderci di poterle vedere e toccare. Esprime sentimenti in modo così intenso, drammatico e realistico, che è impossibile non 'sentire'. Chi ama e conosce l'universo musicale Lovettiano o di personaggi come Vince Bell o quello della Griffith e Betty Elders, troverà subito le coordinate ed i punti di riferimento per muoversi facilmente in un'opera tanto complessa, articolata ed ambiziosa.

Eric Taylor, cattura pian piano, con il fascino, la grazia, la purezza delle sue songs. La sua struggente voce le percorre aumentando pericolosamente il tasso di tensione emotiva, raggiungendo sempre toccanti risultati. Emblematica per la dimensione acustica sono song come Dean Moriarty, chitarra e basso acustico, tastiere, le armonie della McKay, e centrati interventi di un sax delicato e struggente a personalizzare il brano.

Prevale il taglio acustico ed in ogni song vi è qualcosa che la caratterizza: il cello di John Hagen, le parti corali di Lovett, Matthews e co., le voci femminili, il violino di Gene Elders, rubato alla band di George Strait, l'organo Hammond di Michael Ramos, l'armonica di Ted Roddy.

 

I pochi brani dove attaccano le spine ed una batteria sostituisce le percussioni, non disturbano e ben si collocano nell'economia di un'opera che viene resa ancor più godibile e completa. Prison Movie, Hey Little Ryder e Hemingway's Shotgun ben si integrano con più delicate e rarefatte atmosfere e grazie alla varietà ed alla qualità degli arrangiamenti la dicono lunga sui valori di questo personaggio che sarebbe limitativo definire folk-singer.

Eric Taylor ci porge un'opera che valeva la pena aspettare così a lungo: onesta e senza compromessi, pervasa dalle stupefacenti doti del cantautore e di una musicalità contagiosa.


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