Di Rarely
Herd mi ero fatto un’idea non brillante: avevo un loro vecchio album, che era
bastato a non farmene prendere altri. Avevo fatto male, perché le cose sono
cambiate, molto, e decisamente in meglio.
Quello
che mi aveva convinto poco, a suo tempo, era un certo suono forzatamente
contemporaneo, una sorta di brutta copia di gruppi tipo Front Range o
Highstrung, ed un banjo non particolarmente esaltante, almeno per i miei gusti.
Oggi il suono è ancora contemporaneo, quando serve, ma non artificiale, ed il
banjo è diventato forse il punto di forza strumentale del gruppo.
Il banjo
è quello di Ned Luberecki, artista céco emigrato negli States per poter
coltivare la propria passione: e che, al contrario di molti suoi conterranei,
quando serve vuole e sa suonare il buon vecchio roll come Earl comanda (ed
anche un frail più che decente). E suona pure la chitarra come Earl comanda,
quando deve eseguire Lift This Chains, gospel nello stile di Flatt &
Scruggs.
Gli altri
musicisti sono Jim Stack, chitarra e voce lead e baritone, Alan Stack,
mandolino, lead e baritone, e Jeff Weaver, basso e tenor. Aiuta quasi ovunque
Rob Ikes, con il suo dobro, e con la sua chitarra Carl Jackson su A Part Of
Growing Up (That Gets Me Down), di cui è anche autore.
Il gruppo
non è più una brutta copia di Higstrung: li ricorda, ma ha assunto una sua
decisa personalità. Le armonizzazioni vocali sono decisamente interessanti,
anche se non si distinguono in modo particolare da quelle di altri.
La parte
migliore comunque rimane, secondo me, nel lavoro degli strumenti: suono
compatto e grintoso, arrangiamenti e suoni puliti, estrema competenza di tutti
gli strumentisti.
Ed il
banjo di Ned Luberecki che si distingue sopra a tutto. Luberecki, fra l’altro,
contribuisce con due composizioni strumentali da tenere d’occhio, Siloam
Springs e Nedscape Navigator, quest’ultima più progressive, e già
riprodotta in tablatura su Banjo Newsletter.
Altri due
o tre pezzi sono stati composti da altri membri del gruppo, da soli o in
collaborazione, contribuendo all’originalità del suono del gruppo; che non
disdegna comunque di pescare nel repertorio di Jim & Jesse (I Will
Always Be Waiting For You), o dalla penna di Randy Scruggs (True Love
Never Dies, che non sfigura per niente davanti alla più nota versione di
Del McCoury).