Nonostante che An Angel At My
Shoulder sia il suo quarto album penso che, come per il sottoscritto, anche
per voi questo sia il primo incontro con la cantautrice originaria dell'ldaho, ma residente in Indiana. Le canzoni proposte son
ben quattordici, portano tutte la sua firma che ben
evidenzia una chiara impostazione folk che affonda le proprie radici nel
rurale, giusto per non usare la spesso bistrattata parola country, e suonano
come un incrocio tra Joan Armatrading e Mary-Chapin Carpenter, sia per quanto
riguarda il fraseggio che l'impostazione vocale della Newcomer. L'album ha un
avvio particolarmente felice grazie all'ottimistica Only One
Shoe, al country-folk di Streamline impreziosito dagli efficaci
interventi di dobro ed armonica, ed alle ballate acustiche It Goes Both Way
e Hold On, quest'ultima davvero ottima, che risultano subito
convincenti. Nella parte centrale però, si vede purtroppo affiorare un certo
appannamento della vena compositiva accompagnato da una malcelata pretenziosità
negli arrangiamenti e nelle liriche. Così la title track risulta
anonima, My Mama Said It's True abbozza un timido quanto innocuo blues e
Playin With Matches è un'abbastanza insipida canzone che si vorrebbe
vantare il titolo di 'protesta'. Nel finale fortunatamente riprende il
sopravvento la semplicità di una chitarra acustica e Safe Place, la
gioia di Take One Step e la ninna nanna di Who Have You Been ci consegnano di nuovo la migliore Newcomer.
Risulta essere quindi proprio la semplicità sia nell'arrangiamento che nelle motivazioni ispiratrici, la sua arma migliore. Con
la chitarra acustica in bella evidenza le canzoni
riguardanti le sue personali vicissitudini sono sufficientemente convincenti
per bilanciare quelle che, pur affrontando argomenti più rilevanti, risultano
non essere per il momento alla sua portata.