Gli album che incide sono ‘intestati’ solo a lui, ma sono
oggi in realtà album della Del McCoury Band, perché
mai come adesso e con questa band Del McCoury è riuscito a dare una propria
personale impronta al bluegrass Monroe style di cui da 30 anni è il principale
alfiere. Grosso merito va attribuito ai figli Ronnie e Rob, ormai tecnicamente ineccepibili e dotati di stili molto riconoscibili, ma in A
Deeper Shade Of Blue spiccano anche il solido contrabbassista Mike Bub e il
giovanissimo fiddler Jason Carter: la loro conoscenza delle dinamiche di gruppo
fa sì chequesto sia (per me) il
primo album di Del ad avere il suono McCoury più completo. C'è la grinta ben nota,
l'inconfondibile vocalità di tutti i suoi album, qui resa ancorapiù ‘suono di famiglia’ dallo spazio dato a Ronnie (che
santoddio, canta proprio come il padre!). C'è anche il sapiente gioco degli
strumenti su ogni minimo passaggio, che prorompono la voglia di suonare in quel
modo e il gusto di farlo con quei musicisti.
Ascoltate per curiosità le versioni originali di True
Love Never Dies di Kevin Welch, o di If You've
Got The Money Honey di Lefty Frizzell, e noterete che la Del McCoury Band
questi pezzi "non fa altro che suonarli", se mi passate
l'espressione, come potrebbe fare qualsiasi band seria ad una jam session,
inveceche in uno studio di
Nashville e con la produzione di Jerry Douglas. E
forse è giusto pensare che le nuove scelte di repertorio, spesso lontane dalla
tradizione bluegrass, esigerebbero arrangiamenti più elaborati. Ma non sono
molte le band a questo livello oggi in attività, e non è detto che tutte
debbano seguire la filosofia elaborativa di una Lonesome River Band o di Alison Krauss & Union Station: perciò possiamo anche
dimenticarci delle critiche e godere il tipico ‘bluegrass blues’, la forza
compatta ed esplosiva che solo questa band può oggi esprimere.