American V: A Hundred Highways
Artista : Johnny Cash  
Label: American/Lost Highway 2769
Anno: 2006

Stili:
Traditional Country
Country Gospel
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

La saga degli American Recordings sembra per fortuna non essere ancora giunta alla fine. Questo quinto volume racchiude diverse incisioni dell’ultimo periodo della vita di Cash e lo si può facilmente dedurre dalla fatica che trasuda dalla sua voce. Una fatica che, è superfluo dirlo, è anche fascino assoluto.

Al solito la produzione è di Rick Rubin (che nelle note di presentazione del cd racconta di come L’Uomo in Nero lo abbia convertito al cristianesimo e battezzato) e i brani sono in larga parte cover, tranne due originali di Cash, decisamente belli.

Si inizia con Help Me di Larry Gatlin, già incisa da Cash anche con gli Highwaymen, ed è proprio la voce segnata a rendere struggente questa invocazione divina che è decisamente tra i momenti più alti del lavoro. God’s Gonna Cut You Down è un blues radicale e tradizionale con tanto di clap hands coinvolgenti che sembra il proseguimento lirico del brano precedente. Fu un cavallo di battaglia di Odetta.

La successiva Like The 309 pare sia l’ultimo brano in assoluto scritto da Cash; è un blues sporco in cui sembra non possa farcela, ma la sua voce è tenace e il brano è sinceramente splendido.

 

If You Could Read My Mind è una dolce ballata di Gordon Lightfoot del 1970 ed è anche il punto in cui la voce di Cash sembra realmente sprofondare in drammatici abissi. Segue Further On Up The Road, un brano della produzione springsteeniana (era su The Rising) che Cash rivede in modo essenziale togliendole i muscoli e scaldandola di calore country. Chiude la prima parte un classico di Hank Williams, On The Evening Train, ma non dei più eclatanti.

I Came To Believe è il secondo originale di Cash ed è una riflessione sulla vita, sulla sua fine e sulla sua fede immensa. Migliore come liriche che come musica. Segue Love’s Been Good To Me di Rod McKuen che qui sembra una produzione di Jeff Lynn, cioè ha un ampio uso di chitarre per un brano che ricordiamo fu cavallo di battaglia del Kingston Trio, di Sinatra e dell’autore stesso.

A Legend In My Time sembra autocelebrativa, in realtà è un brano di Don Gibson con una parte parlata molto ‘fifties’. Segue Rose Of My Heart di Hugh Moffatt, una delle cover più recenti (anni ’80), che è un sofferto canto crepuscolare di Cash.

Four Strong Wind, che è forse l’interpretazione migliore della seconda parte; fu scritta da Ian Tyson e incisa da molti artisti tra cui Judy Collins, Harry Belafonte, Marianne Faithful e The Band. Il finale è per la gradevole e acustica I’m Free From The Chain Gang Now di Lou Herscher e Saul Klein, scritta cinquant’anni prima della versione qui presente.

Il quinto volume non delude e ci fa ben sperare nel caso che Rick Rubin trovasse ancora qualcosa sul fondo dei barili di casa Cash.


Fonte: The Long Journey anno 2007
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