Seven Is The Number
Artista : Dave Carter & Tracy Grammer  
Anno: 2006

Stili:
Singer Songwriter
Folk
Country Folk
di Remo Ricaldone
THE LONG JOURNEY #6

Seven Is The Number è il definitivo tributo alla figura di Dave Carter, uno dei songwriter più interessanti che sono apparsi sulla scena americana tra la fine fegli anni novanta e i primi anni del nuovo secolo. A curare amorevolmente questo progetto è Tracy Grammer, colei che meglio può contribuire alla diffusione e al ricordo tra gli appassionati. Tracy è stata la partner ideale, la cucitrice di suoni e la curatrice di armonie vocali che hanno nobilitato una serie di grandi album come When I Go, Tanglewood Tree e Drum Hat Buddha, incisi nell’arco di pochi ma intensi anni. Improvvisamente nel luglio 2002 mentre era in tour nel Massachussetts Dave Carter morì a causa di un infarto all’età di 49 anni lasciando un grande vuoto e un importante lavoro incompiuto. Nel 2005 Flower Of Avalon (che includeva una delle maggiori fan di Dave Carter, Mary Chapin Carpenter) di Tracy Grammer rappresentò uno splendido omaggio e uno dei migliori folk album dell’anno. Tornando a Seven Is The Number, che chiude idealmente un cerchio troppo breve, è il completamento di una serie di canzoni tratte da un ormai rarissimo primo disco di Dave Carter (più due nuovi brani) rimixate e rese più appetibili dal prezioso lavoro di Tracy Grammer e dell’ingegniere del suono Mark Frethem. L’album è un colorato viaggio attraveros suoni dominati da violino, mandolino, banjo e percussioni che ben definiscono la grandezza del personaggio. Seven Is The Number è l’ideale introduzione alle eccellenti melodie e alla poesia di Dave Carter, con il violino e le armonie vocali di Tracy Grammer a sostenere la canzone. Snake-handlin’ Man è spiritata e gioca le sue carte attraverso un complesso pickin’ chitarristico e liriche ricche di riferimenti religiosi. The Promised Land è adulta e deliziosa, una road ballad veramente affascinante. Texas Underground è altrettanto degna di nota per humour e un country feel gustoso. Stessa inflessione country ma con un tocco di dolcezza in più per Gas Station Girl, un waltz rimarchevole, così come sono da sottolineare la lunga Long, Black Road Into Tulsa Town e la soffice Gun-Metal Eyes. In definitiva un’occasione d’oro per (ri)tornare su un cantautore fortemente compianto.


Fonte: The Long Journey anno 2007
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